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Studi non ammessi al fallimento

di Debora Alberici 

I crediti degli studi associati non possono essere ammessi al fallimento con privilegio. L'articolo 2751-bis che tutela il singolo professionista non può essere interpretato estensivamente. A fare il punto sul recupero degli onorari degli studi associati è la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 18455 dell'8 settembre 2011, ha respinto il ricorso di uno studio di legali che chiedeva di essere ammesso al passivo fallimentare di un cliente insolvente, con privilegio. Ad avviso dei giudici esiste solo una scappatoia: la cessione del credito della prestazione professionale svolta personalmente dal singolo associato. Sul punto i giudici hanno chiarito che appare corretta la decisione del tribunale di Milano di non ammettere al passivo con privilegio il credito dello studio legale, dal momento che il riconoscimento del privilegio al credito vantato dallo studio associato non è da escludere a priori, potendo essere, in ipotesi, giustificato dalla cessione del credito della prestazione professionale svolta personalmente dal singolo associato. «In assenza di tale presupposto specifico, che dal testo del decreto impugnato del tribunale di Milano non risulta allegato in sede di edictio cationi (azione), né si può certo considerare, in astratto, effetto legale o naturale della partecipazione del professionista allo studio associato, quest'ultimo, quale autonomo centro di interessi, non ha diritto all'ammissione al rango privilegiato, non essendo assimilabile al soggetto individuale favorito dall'art. 2751-bis n. 2: norma, insuscettibile di estensione analogica, quale jus singolare».

La vicenda riguarda un grande studio legale associato di Milano. Questo aveva prestato attività legale in favore di una società di software. Poi la srl era fallita. A questo punto lo studio ha presentato istanza per essere ammesso al passivo con privilegio. Il tribunale del capoluogo lombardo ha respinto la domanda ammettendo tale credito come chirografo. Contro la decisione lo studio associato ha presentato ricorso in Cassazione. La prima sezione civile lo ha respinto premettendo, fra l'altro, l'inammissibilità della legittimazione attiva dello studio associato ad agire in giudizio. In particolare la Cassazione ha dato un'interpretazione restrittiva all'articolo 2751-bis del codice civile secondo cui per l'ammissione al passivo hanno privilegio generale sui mobili i crediti riguardanti le retribuzioni dei professionisti e di ogni altro prestatore d'opera intellettuale dovute per gli ultimi due anni di prestazione e le provvigioni derivanti dal rapporto di agenzia dovute per l'ultimo anno di prestazione e le indennità dovute per la cessazione del rapporto medesimo. Dunque le norme possono essere applicate solo al singolo professionista e non all'associazione.

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