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Studi, lo scostamento non nuoce

Studi di settore, la portata è mini. È illegittimo l’accertamento basato solo sullo scostamento dei ricavi dallo standard e incombe sull’amministrazione produrre ulteriori elementi a supporto della pretesa fiscale.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 17840 del 17 ottobre 2012, ha accolto il ricorso di un piccolo artigiano. In particolare la sezione tributaria ha dato ragione al contribuente che si era visto recapitare un accertamento perché i suoi ricavi si erano discostati, non di moltissimo, dai parametri. Insomma una prova sufficiente per Ctp e Ctr a sorreggere l’atto impositivo. Di tutt’altro avviso la sezione tributaria della Suprema corte ad avviso della quale il mero scostamento non può giustificare il metodo induttivo che può essere usato dall’amministrazione a patto che ci siano ulteriori elementi contro il contribuente. Sul punto Piazza Cavour dice a chiare lettere che «sembra doversi ritenere viziato da illegittimità l’avviso di accertamento il quale tragga origine dal mero scostamento dei dati reali dichiarati dal contribuente rispetto a quelli relativi alla media del settore senza che l’Amministrazione finanziaria, sulla quale grava il relativo onere, suffraghi la pretesa fiscale con ulteriori elementi ed indizi tali da supportare l’inattendibilità dei dati riscontrati, rispetto all’ausilio statistico, e senza che la medesima amministrazione abbia argomentato in ordine alle giustificazioni prospettate dal contribuente». Questa interpretazione risponde al principio generale per cui il solo rilievo dell’applicazione da parte del contribuente di una percentuale di ricarico diversa da quella mediamente riscontrata nel settore di appartenenza – posto che le medie di settore non costituiscono un «fatto noto», storicamente provato, dal quale argomentare, con giudizio critico, quelle ignoto da provare, ma soltanto il risultato di una estrapolazione statistica di una pluralità di dati disomogenei, non configura gli estremi di una prova per presunzioni, ma occorre, invece, che risulti qualche elemento ulteriore, tra cui, ad esempio, l’abnormità e l’irragionevolezza della difformità tra la percentuale di ricarico applicata dal contribuente e la media di settore – incidente sull’attendibilità complessiva della dichiarazione. Altrimenti il fisco deve provare «la concreta ricorrenza di circostanze gravi, precise e concordanti, e senza peraltro che il richiamo a tale regola di esperienza comporti un’inversione dell’onere della prova, addossando al contribuente l’onere di dimostrare le ragioni specifiche della divergenza dei propri dati da quelli medi». La motivazione sembra evincersi un passo significativo e ulteriore pro-contribuente in caso di accertamento basato sugli studi: infatti, se lo scostamento non è suffragato da ulteriori elementi, l’atto impositivo non è valido a meno che l’amministrazione non produca ulteriori indizi contro il cittadino.

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