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Studi, la congruità perderà peso

di Andrea Bongi 

La congruità e la normalità agli studi di settore perderanno di peso. Dopo la manovra correttiva sarà infatti più semplice per gli uffici delle entrate disattendere le risultanze di congruità degli studi di settore e procedere comunque con accertamenti analitico induttivi.

Attraverso l'abrogazione del periodo previsto nel comma 4-bis dell'articolo 10 della legge n. 146/1988 i funzionari del fisco non avranno infatti più l'obbligo di motivare le ragioni che li hanno indotti a disattendere «… le risultanze degli studi di settore in quanto inadeguati a stimare correttamente il volume di ricavi o compensi potenzialmente ascrivibili al contribuente».

L'abrogazione del passaggio normativo sopra ricordato è contenuto nell'insieme di misure previste in materia di studi di settore, nel comma 28 dell'articolo 23 del dl contenente la manovra correttiva.

Cade così uno degli schermi posti dall'ordinamento a tutela delle rettifiche analitico induttive degli uffici nei confronti dei contribuenti in linea con le risultanze degli studi di settore. Non dovendo più dare esplicita motivazione delle cause e circostanze che hanno indotto gli uffici a disattendere le risultanze dello studio di settore sarà più facile per questi ultimi attivare rettifiche ai redditi d'impresa o di lavoro autonomo dichiarati dai contribuenti.

A tutela dei contribuenti resterà solamente la franchigia da accertamenti induttivi prevista anch'essa nel comma 4-bis dell'articolo 10 della legge n. 146/98, in base alla quale gli uffici non possono effettuare rettifiche basate su presunzioni semplici nei confronti dei contribuenti che dichiarano, anche per effetto di adeguamento in dichiarazione, ricavi o compensi pari o superiori al livello di congruità previsto per gli studi di settore, qualora l'ammontare delle attività non dichiarate sia pari o inferiore al 40% dei ricavi o compensi dichiarati con un massimo di euro 50 mila.

In assenza della franchigia gli uffici potranno dunque procedere con accertamenti fondati unicamente su presunzioni semplici nei confronti dei contribuenti congrui agli studi di settore senza nemmeno dover evidenziare le ragioni che li hanno indotti a disattendere lo studio di settore stesso.

Ovvio che si tratta di un vantaggio non da poco per gli uffici. Spesso è proprio la difficoltà nel dover dimostrare l'inadeguatezza dello studio di settore di stimare correttamente il volume dei ricavi o dei compensi potenzialmente ascrivibili al contribuente che può costituire una vera e propria barriera per l'ufficio. Si pensi alla difficoltà di evidenziare le ragioni che hanno indotto i funzionari del fisco a ritenere inadeguato lo studio di settore al quale il contribuente risultava congruo e coerente, anche a seguito di adeguamento in dichiarazione. Al di là di casi di estrema evidenza e rarità, nei quali lo studio si manifesta assolutamente non applicabile al caso di specie, nella generalità dei casi fornire tali argomentazioni presuppone una conoscenza intima e approfondita sia dei particolari meccanismi di funzionamento delle variabili di regressione dello studio di settore che dell'attività oggetto di verifica, che non pare possibile pretendere da soggetti preposti alle attività di accertamento.

Il venir meno di tale obbligo di motivazione renderà quindi più facile, in più di una circostanza, il superamento delle presunzioni a favore del contribuente costituite dalla congruità dei ricavi o compensi dichiarati rispetto a quelli stimati dallo studio di settore.

Più facile quindi attivare, nel prossimo futuro, accertamenti analitico induttivi ai sensi delle disposizioni previste nel primo comma lettera d) secondo periodo, dell'art. 39 del dpr 600/73 o dell'art. 54, secondo comma, ultimo periodo del dpr 633/72, anche nei confronti dei contribuenti congrui agli studi di settore.

Il fisco vuole dunque mani libere e pieni poteri di rettifica, salvo la citata franchigia del 40%, anche nei confronti delle imprese e dei lavoratori autonomi in linea con le risultanze degli studi di settore.

Di fronte a questo scenario è ovvio che l'appeal costituito da una congruità naturale o indotta a seguito di adeguamento in dichiarazione perderà di peso. Se lo sforzo necessario per mantenere livelli di ricavi/compensi in linea con le stime di Gerico non sarà ripagato da un certo grado di tranquillità fiscale, il rischio che si corre è quello di non poter più attribuire agli studi di settore del prossimo futuro quel livello di compliance fiscale recentemente evidenziato dalle ultime analisi condotte dall'agenzia delle entrate sulle dichiarazioni del periodo d'imposta 2009.

La norma che facilita il superamento delle risultanze degli studi di settore e rende possibile l'accertamento analitico induttivo nei confronti del contribuente, è in linea con l'altra misura contenuta nella manovra correttiva che prevede l'ampliamento delle possibilità di accertamenti di questa natura proprio nei confronti dei soggetti ai quali si applicano gli studi di settore.

In questo caso infatti in ipotesi di infedele compilazione del modello dati rilevanti ai fini dello studio di settore o dell'indicazione in dichiarazione di cause di esclusione o di inapplicabilità non veritiere, gli uffici potranno procedere all'accertamento analitico induttivo del reddito d'impresa o di lavoro autonomo. Ovvio che qui non vi sarà nessuna necessità di dimostrare l'inadeguatezza dello studio di settore perché sarà proprio il comportamento colpevole del contribuente ad averne demolito l'efficacia probatoria a suo favore.

La norma in commento è dunque destinata a far discutere. Sarà interessante capire come la stessa si andrà a combinare con l'altra che prevede la revisione nell'ottica di semplificazione degli studi di settore contenuta nella bozza di legge delega per la riforma fiscale varata dall'esecutivo nei giorni scorsi.

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