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Studi in difesa sul riciclaggio

di Antonio Iorio

Ispezioni e controlli per verificare il rispetto degli adempimenti antiriciclaggio da parte dei professionisti. Queste le due "armi" su cui fa leva la Guardia di finanza, come emerge dalla circolare 83607/2012 sull'attività di controllo per l'anno i (si veda «Il Sole 24 Ore» del 22 marzo).
Mentre l'ispezione antiriciclaggio consiste nell'approfondito esame degli aspetti più significativi della posizione del soggetto, il controllo è un'attività limitata al riscontro di uno o più atti di gestione come l'istituzione dell'archivio unico informatico/registro della clientela o l'accertamento sulle modalità di tenuta del registro della clientela.
Sul territorio e dal centro
Le indagini possono essere «di iniziativa» o centralizzate. Le prime sono attivate da diverse fonti che mettono in luce indici di anomalia e di pericolosità del soggetto vigilato, tra cui: eelementi conoscitivi in possesso del reparto della Gdf, sulla base dei precedenti fiscali, penali e di polizia o di pregresse attività di polizia economica e finanziaria; rle richieste, le attivazioni e le segnalazioni provenienti da altri reparti della GdF; tinput provenienti dalle Autorità di vigilanza di settore.
Le attività centralizzate prendendo spunto dalle migliori esperienze di servizio maturate dai reparti della GdF, nonché dalle analisi di contesto e di rischio di particolari settori economici.
Svolgimento e verbale
Veniamo ora a come "funzionano" le attività di indagine, perché dalla conoscenza e verifica della correttezza di queste discende anche come il professionista può prevenire gli atti e/o impostare la propria difesa. I finanzieri programmano le attività e le scelte operative adottate: dalla preparazione dell'intervento fino alla chiusura. Un'apposita scheda interna riporta la fonte d'innesco, l'attività eseguita nella fase della preparazione dell'intervento e gli aspetti da approfondire. Individuato il professionista da controllare l'ispezione/controllo antiriciclaggio è così articolata:
– accesso presso la sede;
– ricerca e acquisizione di registri documenti e scritture contabili attinenti alle operazioni oggetto di controllo, compresi quelli la cui tenuta è prevista a fini antiriciclaggio;
– ispezione documentale, per appurare l'esattezza e la completezza degli adempimenti antiriciclaggio e degli altri obblighi;
– rilevazione di eventuali irregolarità e delle connesse violazioni penali e/o amministrative;
– trasmissione degli atti alle autorità competenti per l'irrogazione delle sanzioni.
L'attività di ricerca documentale nei casi di maggior rilievo, (come la presenza di precedenti) può svolgersi anche presso le abitazioni dei singoli soggetti previa autorizzazione dell'autorità giudiziaria.
Tutta l'attività viene riportata nel verbale d'ispezione che deve anche contenere le richieste rivolte e le risposte ricevute, le osservazioni, le richieste e le considerazioni spontaneamente rilasciate dal soggetto ispezionato. Per citare un esempio (si vedano i sette nella grafica qui a destra) il verbale Gdf può contestare al professionista di non aver eseguito l'adeguata verifica della clientela nei confronti una o più persone e irrogare le relative sanzioni. Se il professionista ha però incrociato periodicamente i dati delle fatture emesse (nominativi dei clienti) con le registrazioni effettuate ai fini antiriciclaggio, può dimostare le fatture relative a clienti i cui nominativi non sono riportati nel registro antiriciclaggio riguardano prestazioni per le quali non scatta l'obbligo di adeguata verifica della clientela.
Limiti di tempo
La durata dell'intervento varia in base al tipo di operatore, alla natura dei controlli da svolgere, alle risultanze emerse in sede di preparazione dell'intervento. Pur non essendo previsto un limite entro cui svolgere l'attività, la circolare evidenzia che bisogna sempre tener conto dei principi di efficienza ed efficacia dell'azione amministrativa. Quindi i controlli dureranno meno rispetto alle ispezioni, dato che riguardano singoli atti.

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