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Studi esclusi da Cig e mobilità

Attesa finita per gli studi professionali. Assieme ai sindacati sono fuori dagli ammortizzatori in deroga. Lo precisa, tra l’altro, il ministero del lavoro nella nota prot. n. 5425/2014 a risposta di diversi quesiti delle regioni in merito agli aspetti operativi del decreto n. 83473/2014 che ha riformato i criteri per la concessione di cig e mobilità in deroga.

I professionisti, pertanto, non vi possono far ricorso, perché i trattamenti sono riservati esclusivamente alle imprese (ex art. 2082 del codice civile).

Campo di applicazione

Il decreto n. 83473/2014 (si veda ItaliaOggi 5 agosto) ha fissato i nuovi criteri di concessione ed erogazione degli ammortizzatori sociali in deroga, cig e mobilità che applicano agli accordi stipulati dal 4 agosto.

Tra l’altro, stabilisce che gli ammortizzatori si rivolgono solamente alle imprese ex art. 2082 del codice civile.

Il ministero del lavoro ribadisce che, di conseguenza, cig e mobilità in deroga possono essere richiesti soltanto dai soggetti giuridici qualificati come imprese (così come individuate dal citato art. 2082 del codice civile), includendovi i c.d. piccoli imprenditori, che sono i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani e i piccoli commercianti perché anche loro sottoposti allo statuto generale dell’imprenditore (anche se con qualche peculiarità). Inoltre, precisa la circolare, possono farvi ricorso anche le cooperative sociali di cui alla legge n. 381 del 1991, con riferimento ai lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, in quanto anch’esse rientranti nella nozione d’impresa di cui al codice civile. Il ministero precisa, infine, che invece sono esclusi dal campo di applicazione gli studi professionali e le associazioni dei sindacati dei lavoratori e dei datori di lavoro.

Prima le ferie, poi la cig

In base ai nuovi criteri, la fruizione della cig in deroga è possibile a condizione che l’impresa abbia previamente utilizzato gli strumenti ordinari di flessibilità (ferie residue e maturate, permessi, banca ore, ecc.). Il ministero precisa che tra gli strumenti ordinari di flessibilità si inseriscono anche gli istituti di fonte contrattuale. Inoltre, che per ferie residue e maturate si devono intendere quelle residue dell’anno precedente e quelle maturate fino alla data d’inizio delle sospensioni, mentre sono da escludersi le ferie programmate che coincidono ad esempio con le chiusure aziendali.

Lavoratori destinatari

I nuovi criteri, ancora, stabiliscono che cig e mobilità in deroga non possono essere concessi in favore dei lavoratori per i quali ricorrono le condizioni di accesso alle analoghe prestazioni previste dalla normativa vigente.

Pertanto, precisa il ministero, è da escludersi la concessione della mobilità in deroga ai lavoratori in possesso dei requisiti per accedere prioritariamente alla mobilità ordinaria (ex legge n. 223/1991), alle indennità Aspi e MiniAspi, alle indennità di disoccupazione agricola con requisiti ordinari e ridotti.

Parimenti, chiarisce la circolare, non è possibile concedere la mobilità in deroga a seguito della conclusione della fruizione di quella ordinaria, dell’indennità Aspi o MiniAspi, delle indennità di disoccupazione agricola.

Mobilità limiti di durata.

In riferimento ai lavoratori che, alla data di decorrenza della mobilità, abbiano già fruito di tali prestazioni (mobilità in deroga) per un periodo inferiore a tre anni, il ministero precisa che può essere concesso, nel corso dell’anno 2014 (gennaio/dicembre senza possibilità di proroga nel 2015), per un ulteriore periodo di sette mesi non ulteriormente prorogabili, più ulteriori tre mesi per i lavoratori residenti nel Mezzogiorno (ex dpr n. 218/1978). La durata massima consentita è calcolata considerando anche tutti i periodi di mobilità già concessi nell’annualità di riferimento per effetto di accordi stipulati in data anteriore all’entrata in vigore del decreto.

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