Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Studi di settore poco reattivi

Crescita diffusa su tutto il territorio dei c.d. «compro oro»; apertura di negozi di rivendita di abiti usati; fenomeni sempre più massicci di «turismo odontoiatrico»; attrazione di imprese e attività economiche da parte di paesi limitrofi grazie a politiche aggressive di agevolazione e aiuti alle nuove imprese; problematiche generate da fenomeni di crisi di interi indotti e comparti industriali e produttivi con evidenti riflessi su vaste aree territoriali.

Ecco come la crisi e le sue più variegate forme e modalità di diffusione è finita sui tavoli degli osservatori regionali per gli studi di settore.

Si tratta di fenomeni esaminati e dettagliati nelle relazioni annuali sulle attività svolte nel corso dell’anno 2011 dagli osservatori regionali italiani, messe a disposizione degli utenti, proprio in questi giorni, sul sito dell’Agenzia delle entrate.

Le problematiche evidenziate dagli osservatori dimostrano come i tempi di reazione e la velocità con la quale si muove l’economia reale sono diverse dalle tempistiche normative di approntamento e adeguamento degli studi di settore.

La crisi economico finanziaria e soprattutto il suo protrarsi e diffondersi nel tempo stanno creando da un lato fenomeni di risposta finora sconosciuti (quali i compro-oro o le rivendite di abiti usati), nei confronti dei quali gli studi di settore sono totalmente impreparati, e dall’altro l’espansione e l’avvitamento della crisi stessa su interi settori e aree territoriali contigue sulla scia di quanto avvenuto nelle Marche a seguito della crisi del gruppo Merloni.

Al tempo stesso gli osservatori evidenziano la creazione di fenomeni di migrazione di natura economico finanziaria, finora sconosciuti al nostro territorio. È il caso delle forti tensioni createsi a seguito delle differenze fra la legislazione italiana e quella slovena, messe all’ordine del giorno dei lavori dell’osservatorio regionali del Friuli-Venezia Giulia a seguito di esplicita richiesta avanzata dal sindaco di Gorizia.

Problematica simile, anche se riferita a uno specifico settore di attività e non all’intera economia di un singolo territorio, è quello relativo al fenomeno del c.d. «turismo odontoiatrico», oggetto di analisi e approfondimenti nella relazione annuale dell’osservatorio di Bolzano.

La problematica, si legge nella relazione annuale, è stata posta all’attenzione dal rappresentante dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri che ha riferito alla commissione circa la «… concorrenza sleale che gli odontoiatri locali subiscono a fronte della forte tendenza a rivolgersi a studi medici al di fuori della provincia». Si tratta anche in questo caso di fenomeni che lo studio di settore dei medici odontoiatri non è in grado di apprezzare né di valutare adeguatamente.

In altri casi invece sui tavoli degli osservatori regionali sono stati analizzati fenomeni del tutto nuovi e finora sconosciuti, come quello delle attività di acquisto e successiva rivendita di oro usato o come quella della nascita di nuove attività commerciali basate sulla rivendita di abiti e vestiti usati.

Anche in questi casi siamo di fronte a precise manifestazioni della crisi economico-finanziaria e delle difficoltà sempre più evidenti con le quali si confrontano giornalmente fasce sempre più ampie della popolazione.

Si tratta ovviamente di fenomeni che gli studi di settore non riescono a misurare né in termini diretti (censimento delle nuove attività), né in termini indiretti (riflessi delle stesse sulle attività concorrenti di natura tradizionale).

Il fenomeno dei compro oro è evidenziato nella relazione annuale dell’osservatorio per gli studi di settore della Sicilia nella quale si legge come all’interno dei centri storici della grandi città dell’isola, nonché nei comuni di medie dimensioni, si assista all’insediamento di nuove attività del commercio di acquisto e vendita di oro «usato».

È invece l’osservatorio regionale per gli studi di settore dell’Umbria a evidenziare l’altro fenomeno sopra evidenziato: la nascita dei negozi di vendita di vestiti usati.

La diffusione di tali nuove attività, si legge nella relazione annuale, potrebbe mettere in dubbio la stessa capacità degli studi di settore di rappresentare la realtà economica degli esercizi commerciali del settore a causa della nuova tipologia di concorrenza esercitata sulle attività tradizionali.

Quanto invece ai fenomeni di ampliamento e diffusione della crisi da una singola impresa o gruppo industriale, all’intero distretto economico di un territorio è appena il caso di rimarcare quanto contenuto nelle relazioni annuali degli osservatori delle Marche e della Puglia.

Per quanto riguarda la regione Marche, la relazione annuale dà conto della particolare situazione riconducibile alla crisi del gruppo Antonio Merloni. Tutte le riunioni dell’osservatorio, si legge nella relazione annuale, «sono state dedicate alla problematica della crisi economica che si è sviluppata pesantemente sul territorio di Fabriano in concomitanza con la chiusura della predetta azienda e con le naturali ripercussioni sull’indotto». Tali lavori si sono conclusi con la richiesta di sospensione degli studi di settore per le attività economiche coinvolte nella crisi del Gruppo A. Merloni con particolare riferimento a quelle del comprensorio di Fabriano.

Situazione simile a quella osservata nelle Marche riguarda il distretto industriale del mobile imbottito in Puglia e Basilicata.

Nei lavori dell’osservatorio regionale per gli studi di settore si è infatti preso atto della tendenza negativa dell’intero comparto produttivo in questione che, a partire dal 2003, ha iniziato a perdere aziende e forza lavoro che solo in parte è stata ricollocata in altri settori. Tale tendenza negativa è sfociata nella deliberazione dello stato di «area di crisi» da parte della regione Puglia del distretto industriale del mobile imbottito con ovvie ripercussioni anche sull’applicabilità degli studi di settore.

Il lavoro degli osservatori regionali non è comunque solo e soltanto la constatazione delle criticità dei territori sottostanti.

In alcuni casi, per esempio la relazione dell’osservatorio dell’Emilia-Romagna, si sono studiate le modalità concrete di svolgimento di alcune attività economiche all’interno della regione per cercare di introdurre eventuali correttivi o aggiustamenti al relativo studio di settore. Le attività esaminate sono state quelle dei tassisti e del noleggio di auto con conducente. L’osservatorio ha analizzato la presenza di particolari convenzioni tariffarie con gli enti pubblici o con categorie svantaggiate di utenza per capire se i parametri di riferimento utilizzate per tali attività dagli studi di settore erano o meno in linea con la realtà economica sottostante.

Analisi simile a quella dell’Emilia-Romagna è stata condotta dall’osservatorio regionale della Toscana. Qui il fenomeno studiato è quello, del tutto peculiare, delle c.d. sagre paesane. I tecnici hanno cercato di capire come questo fenomeno possa influenzare e riflettersi sulle tariffe praticate dai pubblici esercizi esposto a questa peculiare concorrenza che gli studi di settore non sono in grado di cogliere e apprezzare adeguatamente.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa