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Studi di settore più leggeri per tariffe, scorte e rimborsi

Anche quest’anno i contribuenti soggetti agli studi di settore (imprese, lavoratori autonomi, professionisti, partite Iva) potranno pagare meno imposte grazie ai correttivi che valutano l’impatto della crisi economica sui ricavi. In particolare il Fisco terrà conto delle scorte, dell’aumento del prezzo dei carburanti, della riduzione dei margini e della redditività e del ritardo col quale vengono pagate le prestazioni rese. Ieri, infatti, la commissione di esperti (ben 99 membri in rappresentanza dell’Agenzia dell’Entrate e di tutte le categorie interessate, dagli ortottisti agli artigiani, dai geologi ai commercianti, dagli avvocati ai fisioterapisti) ha dato all’unanimità parere favorevole all’introduzione delle correzioni degli studi di settore applicabili per il periodo d’imposta 2012. La commissione ha svolto un’analisi delle conseguenze della crisi, spiega un comunicato dell’Agenzia diretta da Attilio Befera, attraverso le informazioni «fornite dagli osservatori regionali, dalle associazioni di categoria, dalla Banca d’Italia, dall’Istat e da altri soggetti» e guardando al gettito dell’Iva, che nel 2012 è calato dell’1,9% rispetto all’anno prima.
I dati sono quindi stati elaborati su un panel di circa 2,1 milioni di contribuenti che hanno applicato gli studi di settore nel quadriennio 2009-2012 su una platea potenziale di circa 3,7 milioni. Alla fine, come già deciso lo scorso anno per l’anno d’imposta 2011, i correttivi sono stati suddivisi in quattro categorie. La prima valuta la durata delle scorte e interessa i soggetti che presentano una contrazione dei ricavi nel periodo 2012 rispetto al 2011 e «sono coerenti rispetto alla gestione delle esistenze iniziali», precisa l’Agenzia. La seconda categoria riguarda alcuni settori, in particolare i trasporti, interessati all’aumento del prezzo dei carburanti. La terza è finalizzata a tener conto delle riduzioni delle tariffe e della contrazione dei margini e della redditività a livello di settore. La quarta tipologia di correttivi, individuali, ha invece l’obiettivo di «cogliere la ritardata percezione dei compensi a fronte delle prestazioni rese e la contrazione dei costi variabili». Lo scorso anno circa l’80% dei contribuenti soggetti agli studi di settore ha utilizzato i correttivi anticrisi per pagare meno imposte. Un boccata d’ossigeno non prevista per i lavoratori dipendenti e i pensionati, che non recuperano neppure il fiscal drag, cioè le maggiori imposte pagate per effetto dell’aumento nominale dei redditi dovuto all’inflazione.

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