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Studi di settore, parte il restyling

Restyling degli studi di settore. Addio (in prospettiva) agli scontrini fiscali con la tracciabilità. Più impulso alle autocorrezioni grazie al nuovo ravvedimento lungo. Disciplina dell’abuso del diritto (ormai in dirittura d’arrivo) per dare maggiori certezze a fisco e imprese. Contrasto sempre più specializzato alle frodi interne e internazionali. Sono le direttrici tracciate dal direttore dell’agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, in un seminario sulla lotta all’evasione che si è svolto ieri in commissione Finanze alla Camera.
Per gli studi di settore stavolta non si tratterà solo di un aggiornamento per tener conto della (peggiorata) situazione economica ma di un cambiamento di filosofia nell’utilizzo dello strumento. Da un lato, dovrà essere sempre più utilizzato per “accompagnare” alla compliance i contribuenti. Dall’altro, la funzione di accertamento in senso stretto, ormai scemata da qualche anno (nel 2013 gli accertamenti sono stati poco meno di 11mila con una riduzione di circa due terzi rispetto al 2010) anche per effetto delle sentenze a sezioni Unite della Cassazione del dicembre 2009, lascerà il posto a un ruolo più di aiuto a una più mirata identificazione dei soggetti da sottoporre a controllo. «Studi di settore profondamente rinnovati – ha affermato il numero uno delle Entrate – possono rappresentare un efficace strumento per indicare preventivamente il potenziale risultato, anche fiscale, che deriva dall’impiego dei fattori della produzione». Inoltre, a suo avviso, «gli studi rivisitati possono costituire un valido ausilio alle imprese per la propria crescita e la corretta gestione». E, in questo modo, «si esalta la capacità di utilizzo dello strumento quale ausilio alla selezione dei contribuenti da sottoporre a controllo». Ma c’è di più. Perché la rivisitazione degli studi potrebbe andare di pari passo con una rimodulazione della platea dei soggetti (attualmente circa 3,6 milioni tra imprese e professionisti) obbligati a compilare Gerico. In tal senso va la riforma del regime dei minimi nel Ddl di Stabilità (ricordata dalla stessa Orlandi nel corso del suo intervento) che potrebbe “attrarre” nuove mini-partite Iva nell’area dell’esenzione dagli studi di settore.
Il direttore dell’agenzia delle Entrate, però, crede molto anche nelle potenzialità antievasione della diffusione di strumenti di pagamento diversi dal contante. Con vantaggi per tutti. Un rafforzamento della tracciabilità, a suo avviso, potrebbe portare all’abbandono di strumenti che hanno dimostrato la propria inefficacia, come i registratori di cassa per l’emissione degli scontrini e le ricevute fiscali. Il tutto, naturalmente «in prospettiva» come sottolineato dal numero uno del fisco italiano ma che può ridurre gli oneri per le imprese e portare a un progressivo abbandono dei «controlli massivi sul territorio». La strada per arrivarci è rappresentata dall’estensione dell’utilizzo della fattura elettronica (ora obbligatoria solo nei rapporti con parte della Pa) e con l’attuazione della delega fiscale.
C’è poi un altro capitolo connesso alla delega: la disciplina dell’abuso del diritto ritenuta una «via maestra per dare all’amministrazione finanziaria e alle imprese un quadro di certezza e stabilità». Anche dopo il vertice di mercoledì a Palazzo Chigi, con Renzi e Padoan, si sta lavorando alla stesura del decreto delegato per sciogliere il nodo delle sanzioni applicabili.
Per il resto la lotta all’evasione punterà decisamente sul contrasto alle frodi ma potrà anche avvalersi del nuovo ravvedimento lungo previsto dal Ddl di Stabilità.

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