Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Studi di settore: paletti per i controlli induttivi

di Sergio Pellegrino e Giovanni Valcarenghi

L'accertamento induttivo scatta se il ricavo o compenso ricostruito con la corretta applicazione degli studi di settore supera del 15% quello dichiarato «infedelmente» dal contribuente. Il Dl 16/2012 (ora all'esame del Senato in prima lettura) ha modificato la lettera d-ter) del comma 2 dell'articolo 39 del Dpr 600/1973, che consente all'amministrazione finanziaria di ricorrere all'induttivo nei casi di violazioni legate alla comunicazione dei dati rilevanti per l'applicazione degli studi di settore.
La disposizione in questione, introdotta dalla manovra del luglio scorso (Dl 98/2011), condizionava questa possibilità ai casi di omessa o infedele comunicazione, o di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi non sussistenti, qualora il maggior reddito accertato a seguito della corretta applicazione degli studi di settore fosse superiore al 10% di quello dichiarato.
Ora il Dl 16/2012 (articolo 8, commi 4 e 5) modifica lo scenario. Da un lato ci sono l'omessa comunicazione e l'indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità non sussistenti, nelle quali i modelli non vengono predisposti: in questo caso l'induttivo può scattare comunque. Dall'altro, c'è l'infedele comunicazione, nella quale invece i dati vengono trasmessi, ma in modo non corretto o incompleto. In quest'ultimo caso, l'accertamento induttivo può essere innescato soltanto da una violazione «grave» nella predisposizione del modello, che comporti una differenza tra i ricavi determinati con gli studi corretti e quelli stimati sulla base dei dati indicati in dichiarazione superiore al 15% o, alternativamente, a 50mila euro in valore assoluto.
Le indicazioni di prassi
Come precisato anche dalla circolare 8/E/2012, le modifiche si applicano anche agli accertamenti notificati a partire dal 2 marzo 2012 (data di entrata in vigore del Dl 16/2012) mentre per gli accertamenti notificati in precedenza vale la "vecchia" disposizione. Il Dl 98/2011, sempre secondo la circolare, si riferisce alla potestà accertativa degli uffici e deve essere pertanto considerato di natura procedimentale, esplicando effetti per tutti i periodi d'imposta accertabili alla data di effettuazione del controllo (e quindi, da un punto di vista «sostanziale», con portata retroattiva).
Allo stesso tempo, però la circolare 8/E/2012 invita gli uffici a utilizzare la nuova possibilità accertativa soltanto a partire dal controllo delle dichiarazioni relative al periodo di imposta 2010, mentre per le annualità precedenti – nel caso in cui il contribuente spontaneamente o a seguito di eventuale invito comunichi correttamente i dati – gli uffici dovranno procedere con ricostruzioni di tipo analitico o analitico-presuntivo, evitando il ricorso alla metodologia induttiva pura.
Il Dl 98/2011 (poi modificato con il Dl 16/2012) ha posto le violazioni legate alla comunicazione dei dati rilevanti ai fini degli studi sullo stesso piano di quelle fattispecie di «pericolosità fiscale» già individuate dalla norma (fra le quali, in primis, la mancanza delle scritture contabili o la contabilità inattendibile), che consentono all'ufficio di discostarsi dalle risultanze delle scritture contabili e di ricorrere all'accertamento presuntivo puro, basando la ricostruzione del reddito non dichiarato su presunzioni «semplicissime», prive cioè dei requisiti di gravità, precisione e concordanza richiesti dall'articolo 39, comma 1, lettera d) del Dpr 600/1973 per gli accertamenti di tipo analitico-induttivo (fattispecie in cui si inquadra l'accertamento da studi di settore).
Le questioni da chiarire
Un aspetto cruciale da chiarire – e non affrontato dalla circolare 8/E – è se lo scostamento dei ricavi dichiarati rispetto a quelli determinati da Gerico possa rappresentare la presunzione semplice sulla quale poggiare l'accertamento induttivo o sia invece necessario il ricorso ad altro (o altri) elementi probatori per ricostruire in via presuntiva il reddito non dichiarato dal contribuente. Una risposta affermativa equivarrebbe, di fatto, a una sorta di "aggiramento" dell'orientamento giurisprudenziale che si è affermato a partire dalle sentenze della Cassazione a Sezioni Unite del dicembre 2009, secondo cui le risultanze degli studi devono essere supportate da ulteriori elementi probatori per legittimare la pretesa impositiva avanzata dall'ufficio.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Leonardo Del Vecchio stila la lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Essilor Luxot...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Per capire la Ragioneria generale dello Stato bisogna aver visitato la sala di Via Venti Settembre d...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Riflettori puntati sulla cessione della quota (il 62,50%) di Banca Profilo, oggi all’interno del p...

Oggi sulla stampa