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Studi di settore esclusi per coop e soggetti Ias

di Gian Paolo Ranocchi e Giovanni Valcarenghi

Implementazione all'impatto della territorialità e nuove ipotesi di esclusione da accertamento per alcune categorie di contribuenti. È il contenuto del decreto ministeriale del 16 marzo 2011 che, insieme a quelli di approvazione degli studi di settore revisionati, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 2 aprile.

In merito alla territorialità, vengono individuati specifici indicatori in relazione ai quali differenziare le modalità applicative degli studi, per tenere conto del luogo in cui viene svolta l'attività economica. Le novità sono applicabili a decorrere dal periodo di imposta 2010. In particolare, si punta ancora sul livello dei canoni di locazione degli immobili residenziali, desumendo le informazioni dai dati Omi riferiti al 2007. Inoltre, per il settore degli intermediari del commercio è stato definito l'indicatore del livello delle retribuzioni come variabile che influenza l'ammontare dei ricavi di congruità: utilizzando i dati del periodo 2008, l'indicatore è determinato come rapporto tra le spese per lavoro dipendente e il numero dei dipendenti (numero delle giornate retribuite diviso 312). Il decreto del 22 marzo scorso, invece, ha modificato alcune precedenti tabelle a seguito dell'introduzione di nuovi comuni e ha stabilito le regole per l'impatto negativo derivante dalla vicinanza di factory outlet.

Per quanto attiene l'impossibilità di utilizzare gli studi come parametro per l'accertamento, l'articolo 2 del decreto provvede a modificare il Dm 11 febbraio 2008 in tema di semplificazioni per le annotazioni separate. Si è infatti aggiunto a questo provvedimento un nuovo articolo 5, in forza del quale i risultati degli studi di settore non possono essere utilizzati per l'azione di accertamento nei confronti delle cooperative a mutualità prevalente (articolo 2512 del codice civile) e dei soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali (Dlgs 38/05). Si completa e corregge così il quadro, dopo che il decreto del 22 marzo 2011 (andato però in Gazzetta il 31 marzo), aggiungeva al comma 2 dell'articolo 5 (sino al 2 aprile inesistente) anche le attività di consorzi di garanzia collettiva fidi e attività di Bancoposta. Nei confronti di queste categorie di contribuenti, pertanto, i risultati degli studi di settore sono utilizzati esclusivamente per la selezione delle posizioni soggettive da sottoporre a controllo con le ordinarie metodologie. Non può valere l'ombrello protettivo per accertamenti analitico induttivi di cui al comma 4-bis dell'articolo 10 della legge 146/98.

Gli altri decreti pubblicati sulla Gazzetta del 2 aprile, invece, contengono l'approvazione delle note tecniche e metodologiche degli studi in revisione, oltre alla precisazione che le risultanze finali del calcolo potranno essere riviste per effetto della approvazione dei correttivi in via di definizione. Si tratta di 4 provvedimenti, dedicati alle macro aree di interesse: manifatture, servizi, commercio e professioni. In relazione alla prima categoria (manifatture) si evince che lo studio di settore delle fornerie e panetterie si applicherà anche qualora l'attività sia affiancata da quelle di rivendita di beni (supermercati, discount, minimarket, dettaglio di frutta e verdura eccetera), a condizione che i ricavi dell'attività primaria siano prevalenti rispetto alla somma di quelli delle attività collaterali.

Nel comparto dei servizi, analogo approccio è stato utilizzato per gli alberghi, affittacamere, alloggi e simili, per i quali è ritenuta normale la coesistenza con attività di bar e ristorazione e simili, a condizione che restino prevalenti i ricavi derivanti dall'attività di accoglienza. Infine, nel settore del commercio, le tabaccherie applicano lo studio revisionato anche qualora svolgano congiuntamente l'attività di ricevitoria, lotto e lotterie e anche nella ipotesi in cui gli introiti di queste ultime risultino prevalenti.

 

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