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Studi di settore da crisi

Pronto il software per l’elaborazione degli studi di settore (Gerico 2015), ma le risultanze non sono utili per l’elaborazione della dichiarazione annuale 2014.

L’Agenzia delle entrate, con un comunicato di ieri, ha avvisato di aver messo a disposizione sul proprio sito (www.agenziaentrate.gov.it) la versione «beta» del software per la compilazione degli studi di settore, contenente anche i correttivi analizzati dalla Commissione degli esperti (seduta del 9/04/2015).

Il programma è utilizzabile recandosi sul sito delle Entrate, nella sezione «studi di settore e parametri – studi di settore – software – Gerico 2015 versione beta» e, come sempre, è disponibile il servizio di assistenza telefonica, attivo per tutta la settimana ma negli orari d’ufficio.

Di fatto, però, non siamo ancora pronti per procedere nelle verifiche delle congruità, giacché è la stessa agenzia che avvisa che il software è utile per determinare la congruità o meno dei ricavi e compensi (comprensivi della normalità economica) tenendo conto dei correttivi anticrisi, ma che il programma, non possedendo il carattere dell’ufficialità, non può essere utilizzato per predisporre le dichiarazioni dei redditi relative al periodo d’imposta 2014.

Il problema non è di poco conto, in quanto contribuenti e operatori stanno ancora definendo i bilanci dell’esercizio 2014 e molte società potrebbero restare escluse, per esempio, dalla disciplina delle società «non operative» (o di comodo), risultando «congrue» e «coerenti» agli studi di settore, procedendo all’accantonamento per competenza delle imposte, senza tenere conto di un reddito minimo; al contrario, la società dovrebbe tenere conto di un reddito virtuale minimo, procedendo nell’accantonamento «per competenza» delle imposte dovute, tenendo conto del mancato raggiungimento della congruità e della coerenza.

Nel comunicato, inoltre, si da atto che nel software sono stati recepiti i correttivi di «crisi» individuati nella seduta dello scorso 9 aprile della commissione degli esperti, che interessano ben 204 studi, relativi al periodo d’imposta 2014.

Le informazioni sono state fornite, come sempre, da alcune istituzioni a caratura nazionale, come il ministero dello sviluppo economico, la Banca d’Italia e l’Istat, e dalle associazioni di categoria, dagli osservatori regionali e da alcuni istituti di ricerca.

Si tratta dei correttivi congiunturali (settore, territoriali e individuali) e degli interventi riferibili all’analisi della normalità economica, che tengono conto, rispettivamente, della contrazione dei margini di guadagno e dei minori utilizzi degli impianti, delle situazioni congiunturali del territorio, ove risulta localizzata l’impresa, dell’efficienza produttiva del singolo contribuente, nonché dell’analisi di alcuni indicatori (rotazione delle scorte).

Come indicato nella riunione del 9 aprile scorso, le prime tre categorie di correttivi interessano esclusivamente le imprese e non i professionisti, che utilizzano un modello a prestazioni, mentre l’ultima categoria riguarda i contribuenti che, pur risultando «coerenti» rispetto alle rimanenze iniziali, versano in una situazione di crisi, tale da rilevare una contrazione dei ricavi 2014, rispetto al triennio precedente (2011/2013).

Come si evince dalle istruzioni al modello 2015, è nel quadro «T» che devono essere introdotti dati e informazioni (triennio 2011/2013) necessari per adeguare la propria situazione di crisi, rispetto alle risultanze degli studi di settore (ricavi, personale addetto, beni strumentali e quant’altro).

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