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Studi di settore, congrui l’80%

Tutti congrui agli studi di settore. Nel 2010 in linea con i parametri di Gerico oltre l’80% dei contribuenti. Di questi ultimi circa il settanta per cento del campione risulta già originariamente congruo alle risultanze dello studio di settore mentre un restante dieci per cento raggiunge la soglia della congruità adeguandosi in dichiarazione.

I dati, per la verità abbastanza sorprendenti, sono evidenziati nella relazione della Corte dei conti presentata nei giorni scorsi durante l’audizione presso la commissione bicamerale di vigilanza sull’anagrafe tributaria.

Secondo il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, il fenomeno della costante diminuzione della maggiore base imponibile emersa grazie agli studi di settore e la contemporanea crescita dei contribuenti congrui e coerenti fin dall’origine alle risultanze di Gerico, sembrano testimoniare una «relativa facilità di aggiustamento dei dati esposti nelle dichiarazioni» da parte dei contribuenti.

Esaminando la serie storica dei dati contenuta nella tabella estratta dalla relazione della Corte dei Conti si può notare come oltre all’effetto aggiustamento sopra ricordato, l’attenuazione della morsa degli studi di settore sia dovuta anche, e forse soprattutto, alla revisione congiunturale degli stessi a partire dal periodo d’imposta 2008.

Non vi è alcun dubbio infatti che le revisioni congiunturali speciali varate negli ultimi anni per salvare gli studi di settore dalle influenze indeterminabili della crisi economico-finanziaria sulle attività d’impresa e professionali, ne hanno ridotto drasticamente la capacità penetrativa ed accertativa.

L’intervento delle variabili congiunturali nei calcoli di Gerico è difatti una vera e propria sterilizzazione al ribasso dei livelli di ricavi o compensi puntuali di riferimento con la ovvia conseguenza di un maggior numero di contribuenti «originariamente congrui» e con un minor spread di maggior imponibile richiesto per l’adeguamento.

Per comprendere appieno questo fenomeno basta esaminare in parallelo il dato relativo al numero dei contribuenti originariamente congrui agli studi di settore con la maggior base imponibile richiesta per l’adeguamento, a partire dal periodo d’imposta 2008. I primi infatti crescono progressivamente e costantemente raggiungendo il livello record di 2.402.103 nell’anno 2010. Al tempo stesso invece il maggiore imponibile richiesto da Gerico per l’adeguamento alle risultanze degli studi di settore diminuisce progressivamente posizionandosi attorno al valore medio di circa 7.500 euro per contribuente.

Del resto il periodo d’imposta 2010 segna anche il record negativo della percentuale di contribuenti con adeguamento in dichiarazione (solo l’11,8%) che è diretta testimonianza della relativa facilità nel raggiungere senza particolari sacrifici i livelli di congruità richiesti dal software.

Ma la relazione del Presidente Giampaolino in materia di studi di settore tocca anche un altro snodo cruciale del principale strumento di accertamento induttivo: la provenienza dei dati sui quali si basano i calcoli di Gerico. Lo stesso funzionamento degli studi di settore», dice Giampaolino, «è basato sull’autodichiarazione dei dati (contabili e strutturali) da parte del contribuente, senza alcun riscontro della veridicità di tali dati in sede di adempimento. Si tratta di un limite», prosegue il presidente della Corte dei conti, «grave degli studi, che pregiudica non poco la loro capacità di far emergere base imponibile.

 

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