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Studi di settore con premialità

Fedeltà dei dati indicati, congruità dei ricavi e coerenza degli indici: sono queste le tre caratteristiche che, se contemporaneamente presenti in relazione agli studi di settore del periodo 2011, consentono al contribuente non solo di aggiudicarsi una posizione di tranquillità, ma anche di godere di un regime premiale.
Il concetto è chiaro: da un lato, verrà premiato chi si trova in linea con il responso di Gerico; dall’altro, eventuali anomalie faranno scattare modalità accertative ritenute più efficaci. Quindi, gli studi di settore divengono sempre più strumenti di segnalazione di rischio fiscale, piuttosto che di ricostruzione dei ricavi o compensi. La novità del 2011 è l’esistenza di un beneficio premiale per coloro che, anzitutto, indicano correttamente i dati nel modello degli studi di settore; non si creda che ciò sia una cosa semplice, specialmente se la pretesa dell’Agenzia verrà estesa, oltre che alle variabili contabili, anche a quelle descrittive dell’attività.
Se i dati sono “fedeli”, va poi verificata la posizione di congruità; la stessa può essere raggiunta anche per libera scelta del contribuente, posto che si tratta in modo eguale il congruo naturale e il congruo per effetto di adeguamento in dichiarazione.
L’ultimo degli ingredienti che completa la formula è la coerenza rispetto a tutti gli indicatori contenuti nel modello di approvazione dello studio; in tal senso, bisogna capire se ci si riferisce ai soli indicatori di normalità economica (parametro automaticamente verificato per chi è congruo), o come si crede, sia necessaria anche una coerenza con gli indici veri e propri, quelli che, per usare il gergo di Gerico, non influiscono sul risultato di congruità. In tal caso, la coerenza c’è o non c’è, non potendo raggiungersi per effetto di adeguamento.
Se questa dovesse essere la scelta delle Entrate, non saranno molti che potranno godere dei tre benefici concessi: impossibilità di effettuazione di qualsiasi accertamento analitico induttivo (posto che lo studio costituisce presunzione di favore per il contribuente), accorciamento di un anno dei termini per l’accertamento (salvo il caso di contestazione di reati penali che comportano il raddoppio dei termini) e ampliamento della franchigia da superare per l’esperimento di accertamento sintetico, che passa da un terzo ad un quinto del reddito dichiarato. L’accorciamento dei termini vale per evitare contestazioni di tipo analitico (ad esempio, errata deduzione di costi, errori sulla competenza, mancata registrazione puntuale di componenti positivi, ecc.), oppure accertamenti induttivi; vi sarà da chiarire se l’effetto premierà l’intera posizione reddituale del soggetto, oppure solo il reddito di impresa o di lavoro autonomo, ove potesse ipotizzarsi un bizzarro “frazionamento” dei termini di perenzione. L’ampliamento della franchigia sull’accertamento sintetico vale a ricordare che saranno comunque ammessi accertamenti fondati sul tenore di vita del contribuente, anche se congruo.
Ma ciò che più pare importante, è verificare le conseguenze per chi non raggiunge la posizione che consente di beneficiare del premio. Oltre alla programmazione di una specifica attività di accertamento, i non congrui ma coerenti saranno scandagliati verificando anche le risultanze dei conti e dei rapporti finanziari alla ricerca di andamenti anomali che rafforzino il risultato di Gerico, mentre per i non congrui e non coerenti scatterà un accertamento di tipo finanziario, come a dire che l’evidente anomalia fa scattare forme di indagine più “pungenti”. In conclusione, sembra che il vero stimolo ad assumere comportamenti fiscalmente corretti sia la volontà di sfuggire agli accertamenti, piuttosto che il premio messo in palio dal legislatore.

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