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Studi di settore a prova di crisi

La crisi continua a farsi sentire e anche il Fisco si adegua. Gli studi di settore preparano un intervento su un doppio fronte. Da un lato, i correttivi anti-crisi confermati anche per quest’anno dalla commissione degli esperti di ieri. Dall’altro, con un ritocco delle condizioni per l’accesso al regime premiale previsto dal decreto salva-Italia. Saranno, quindi, mantenuti i correttivi sull’analisi di normalità economica, quelli specifici per la crisi, quelli congiunturali di settore e i congiunturali individuali di settore (si veda l’articolo in pagina). Invece, il regime premiale dovrebbe presentare un ostacolo in meno: il decreto sulle modifiche agli studi per l’anno d’imposta 2013 pubblicato in «Gazzetta Ufficiale» lunedì scorso “sterilizza” l’indicatore relativo al margine per addetto non dipendente.
In sostanza, il valore relativo ai collaboratori non entrerà nel software Gerico e rappresenterà, quindi, uno scoglio in meno da superare sulla strada della coerenza. Secondo le prime indicazioni emerse nelle scorse settimane, l’estensione da 55 a 90 degli studi ammessi al premiale nel corso dello scorso anno avrebbe allargato la platea dei potenziali beneficiari da 200mila a poco più di 281mila (si tratterebbe comunque di meno del 10% del totale di circa 3,5 milioni di imprese, autonomi e professionisti soggetti a studi di settore). Con un effetto anche in termini di emersione: un miliardo e mezzo di ricavi dichiarati (+4,5%) e 900 milioni di euro dei redditi (+45%).
Congiuntura «pesante»
I dati presentati ieri nel corso della commissione degli esperti (il tavolo congiunto tra rappresentati di agenzia delle Entrate, Sose e associazioni di categoria) mostrano come la crisi economica sia tutt’altro che passata. L’analisi condotta su 2,1 milioni di contribuenti evidenzia ancora una volta tutta la gravità della situazione.
Le informazioni acquisite attraverso vari canali ma soprattutto con le dichiarazioni e le comunicazioni annuali Iva presentate entro fine febbraio evidenziano come continui il trend in discesa dei ricavi nel 2013 rispetto ai dodici mesi precedenti: -2,4% nel manifatturiero, -4,7% nei servizi, -6,3% nel commercio, -1,9% nelle professioni. E se si guarda all’interno del comparto servizi continua la grande difficoltà di costruzioni ed edilizia (-9,2%) ma non si salvano neanche i pubblici servizi e le attività ricreative e sportive (rispettivamente -7,1% e -8,0%).
Nonostante questo, le Entrate hanno segnalato un risultato incoraggiante sul fronte di chi risulta «naturalmente» in linea con gli studi di settore: i congrui hanno raggiunto quota 73,3%, in pratica oltre 7 su 10 sono in linea con i risultati attesi dal software Gerico. Una percentuale che lascia pensare come in molti, nonostante la crisi, preferiscano anche pagare un po’ di più e non rischiare un controllo del Fisco nei prossimi anni. Il che tradotto in due parole potrebbe voler dire “più compliance”.
Lo spirito di collaborazione tra contribuenti e Fisco e una crescente definizione della fotografia scattata dagli studi di settore sulla realtà economica sono testimoniati anche dall’utilizzo del campo annotazioni per segnalare eventuali anomalie, legate, per esempio, ai periodi di non normale svolgimento dell’attività. In un anno le annotazioni sono cresciute del 15% (da 309.190 del 2011 a 356.167 del 2012) e lo stesso tasso di incremento hanno fatto registrare anche le “indicazioni” relative alla crisi economica, salite a quota 65mila.

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