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Studi di settore, 10 errori a caro prezzo

Fedeltà, congruità e coerenza “guidano” la compilazione del prossimo modello studi di settore e sono la chiave d’accesso al regime premiale previsto dal decreto salva-Italia. In attesa di testare l’efficacia dei correttivi anti-crisi con l’arrivo del software Gerico, i circa 3,5 milioni di contribuenti interessati dagli studi di settore sono chiamati a fare i conti con le novità normative degli ultimi mesi e con il Dm Economia del 26 aprile scorso sulle modifiche per l’anno d’imposta 2011 (pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» del 28 aprile). E a prestare molta attenzione a eventuali errori rispetto ai nuovi indici di coerenza economica.
La scala di valori
Prima di tutto, l’importante è indicare correttamente i dati per evitare di finire nelle liste dei soggetti a più elevato rischio fiscale. Solo la fedeltà nell’indicazione evita, infatti, l’estrema conseguenza di un accertamento induttivo (si veda l’articolo in basso).
Chi soddisfa la triplice condizione (fedeltà, congruità e coerenza), invece, potrà accedere del regime premiale previsto dall’articolo 10 del Dl 201/2011: preclusione agli accertamenti induttivi, termini ridotti di un anno per i controlli e scostamento rilevante per il redditometro al 33% e non al 20 per cento. In quest’ottica, però, la coerenza diventa ancora di più decisiva rispetto al passato.
A presidio della coerenza c’è una doppia serie di indicatori:
– quelli di normalità economica, ai quali si associa (in caso di anomalia) un incremento dei ricavi o compensi di congruità (per punire irregolarità);
– quelli di coerenza (veri e propri) che, invece, fanno emergere solo probabili irregolarità di esposizione dei dati, senza però influire sulla congruità.
Restando in tema di normalità economica, agli indicatori se ne aggiunge uno nuovo relativo all’assenza di valore dei beni strumentali nel quadro della contabilità sia pure in presenza di indicazione degli stessi nei quadri strutturali: Gerico attribuirà un valore ipotetico tenendo anche conto del numero degli addetti impiegati. Ciò significa che risalteranno le posizioni di coloro che – pur compilando in modo perfetto i quadri strutturali del modello – dimenticheranno di segnalare il valore dei beni nel quadro dei dati contabili, diversamente dal passato quando i riscontri riguardavano solo le informazioni di quest’ultimo quadro.
Inoltre, è stato corretto al ribasso l’indicatore di normalità economica sul ricarico applicato dalle farmacie, per tener conto dei nuovi sconti obbligatori da applicare alle forniture al servizio sanitario nazionale.
Le vere novità del Dm del 26 aprile scorso sono i 10 nuovi indici di coerenza economica. Ma vediamo meglio nel dettaglio.
I nuovi indici
Per i dieci indici, generalmente, ci sarà poco margine per giustificare l’eventuale anomalia, ma bisognerà rimuovere l’errore o colmare l’omissione altrimenti si rischia di perdere l’accesso al premiale. Si pensi a chi indica rimanenze per opere e servizi ultrannuali in relazione ad attività che non ne sono interessate (come quelle commerciali). Oppure all’indicazione di un costo del venduto (esistenze iniziali + acquisti – rimanenze finali) negativo. Questo tipo di situazioni sono attribuibili a un’omissione parziale del valore degli acquisti o a una sovrastima delle rimanenze finali per mascherare del “nero”.
Intuitivi sono anche gli indici sui costi relativi a beni strumentali (ammortamenti, rate di noleggio o canoni di leasing) non coerenti con l’indicazione del valore dei beni. Se viene omessa l’esposizione di un costo o di uno stock di valori, il conteggio di Gerico risulta falsato e così il contribuente viene individuato dall’indice di non coerenza. Il cerchio si chiude: a prescindere dal possibile effetto sulla congruità, le situazioni individuano un soggetto da sottoporre a controlli poiché potrebbe nascondere informazioni rilevanti.
A Gerico, quindi, è affidato un nuovo compito di selezione delle posizioni, che potranno essere indagate anche con altri strumenti (indagini finanziarie) dai quali potranno emergere imponibili anche maggiori rispetto a quelli derivanti dallo studio di settore. Così potrebbe risultare più in pericolo un contribuente congruo ma fortemente non coerente, rispetto a un contribuente non congruo (magari per importi non cospicui) ma coerente.

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