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Studi correggibili

Quando un avviso di accertamento è basato sull’applicazione di uno studio di settore non attinente all’attività esercitata, la Commissione tributaria può rideterminare i valori accertati ordinando l’applicazione del cluster corretto.

Questo è ciò che si è verificato in una controversia tributaria instaurata presso la Ctr della Lombardia, conclusasi con l’emissione della sentenza n. 212/67/13.

Nel caso in esame, una società del bresciano aveva ricevuto un accertamento basato sull’applicazione degli studi di settore; gli amministratori non avevano preso parte alla fase del contraddittorio preventivo, nonostante il regolare invito ricevuto dall’ufficio finanziario. Nel ricorso proposto in commissione tributaria, la società lamentava principalmente la non corrispondenza tra lo studio di settore applicato (TG75U, per le grandi imprese di installazione di impianti elettrici) e l’attività esercitata (installazione di impianti antifurto e sistemi di sicurezza). Il primo grado di giudizio respingeva le doglianze proposte e confermava la bontà dell’accertamento, sulla scorta della mancata, volontaria, partecipazione al contraddittorio.

Differente, invece, la decisione raggiunta dai colleghi della Ctr Lombardia, a cui si rivolgeva la società con atto di appello. «La società appellante», si legge nella pronuncia, «ha documentato di non rientrare nello studio di settore applicato», mentre per l’attività esercitata esisteva un cluster ben più appropriato (UG75U). Tant’è che l’accertamento per il periodo d’imposta successivo era stato corretto dalla stessa Agenzia delle entrate sulla base del nuovo studio di settore. La parte interessante della sentenza riguarda proprio il decisum, per mezzo del quale la Commissione «in accoglimento dell’appello, dichiara applicabili i ricavi puntuali risultanti dallo studio di settore UG75U». Il giudice di merito, dunque, nell’esercizio dei propri poteri di giurisdizione, ha proceduto, di fatto, ad una correzione dell’atto impositivo, non limitandosi a rideterminare la misura dei maggior valori accertati (come sovente accade), bensì spingendosi all’interno dello strumento accertativo utilizzato; estendendo, in tal modo, il proprio operato ad un’azione tipicamente demandata alla fase accertativa del tributo, piuttosto che a quella giurisdizionale.

Da precisare, poi, che il collegio giudicante ha disposto l’applicazione retroattiva (al periodo d’imposta 2005) di uno studio di settore implementato nell’anno 2008, «in quanto più aggiornato ed affinato rispetto alla versione precedente ed in grado di meglio rappresentare l’effettiva situazione del contribuente».

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