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Studi con confronto rafforzato

di Antonio Criscione

Sul contraddittorio da studi di settore la Corte di cassazione non molla. A dispetto di ogni tentativo di minimizzazione dell'agenzia delle Entrate. La sentenza 3923/2011 della Corte, depositata ieri ha infatti annullato una sentenza di merito che aveva confermato un accertamento nel quale non si era argomentato sui motivi per i quali venivano disattesi gli elementi addotti dal contribuente nel corso del contraddittorio.

La sentenza della Commissione tributaria regionale è stata, infatti, censurata perché, discostandosi dai principi stabiliti dalle sezioni unite della Corte (sentenze n. 26635, n. 26636, n. 26637 e n. 26638, depositate il 18 dicembre 2009), aveva «riconosciuto legittimità ad accertamento esclusivamente fondato su dati parametrici ricavati da studio di settore, specificamente contestati dal contribuente e non altrimenti asseverati dall'Agenzia». La questione tornerà ora alla Ctr dell'Emilia Romagna che dovrà adeguarsi alle indicazioni della corte di legittimità. Quindi all'accertamento che non "riespone" i motivi per i quali non vengono accolte le osservazioni del contribuente non va riconosciuta legittimità. La conclusione è ben più "pesante" quindi di quanto ritenuto dall'agenzia delle Entrate in una circolare del 2010 che aveva commentato le indicazioni delle sentenze delle Sezioni unite della Cassazione.

L'agenzia aveva infatti preso atto del fatto che «la Suprema Corte ha affermato che la motivazione, per essere congrua, deve dar conto delle ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente in sede di contraddittorio». Però ne aveva tratto una conclusione un po' pro domo sua. Che un po' ricorda i famosi termini che quando riguardano l'amministrazione sono ordinatori. Poco più che un'indicazione di tendenza.

Infatti affermano le Entrate nella circolare 19/E/2010: «Ciò premesso, si osserva che la mancata indicazione delle ragioni, per le quali sono stati disattesi i puntuali rilievi del contribuente, non configura una carenza di motivazione dell'atto stesso quando tali ragioni sono comunque state esplicitate dall'ufficio in sede di contraddittorio e riportate nel relativo verbale ovvero siano comunque desumibili dal medesimo verbale, consegnato al contribuente e quindi da questi conosciuto».

La circolare spiegava, infatti, che «la Corte di cassazione ha inteso porre l'attenzione sulla fase del contraddittorio come espressione del più generale principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente» indicato dallo statuto. Un principio che, però, per l'Agenzia non pone all'amministrazione vincoli stringenti.

Invece la sentenza della Corte dichiara illegittimo l'accertamento che non indica i motivi per i quali l'ufficio disattende gli argomenti del contribuente. Le sezioni unite avevano indicato il fatto che l'avviso di accertamento dovesse indicare sia i motivi per cui gli standard emergenti dagli studi si applicassero al contribuente in questione, sia i motivi per i quali venivano disattese le contestazioni del contribuente. La sentenza depositata ieri conferma, quindi, l'illegittimità per la mancata indicazione dei motivi per cui non si sono ritenute rilevanti le obiezioni del contribuente. In questo caso il contribuente aveva giustificato il suo "scostamento" con la forte concorrenza di esercizi simili nello stesso ambito territoriale. Senza però smuovere l'ufficio, neanche per l'argomentazione dell'atto.
 

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