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Studi associati penalizzati

Nuova deducibilità delle spese di formazione dei liberi professionisti, il fisco penalizza gli studi associati. Il nuovo limite annuo di deducibilità per le spese per l’iscrizione a convegni, congressi e simili, pari a euro 10.000 si applica all’intera associazione professionale o studio associato e non al singolo professionista che ne fa parte. È quanto si evince, a chiare lettere, dalle nuove istruzioni alla compilazione del modello Redditi 2018 SP pubblicate sul sito internet dell’Agenzia delle entrate.

I dubbi interpretativi sorti all’indomani dell’entrata in vigore del c.d. Jobs act del lavoro autonomo (legge n. 81 del 2017) in ordine alla concreta applicazione del nuovo tetto annuo di spesa interamente deducibile nel caso di svolgimento dell’attività professionale in forma associata, sono stati dunque risolti dall’amministrazione finanziaria con il ricorso al famoso adagio latino in dubio pro fiscum.

Il superamento del limite di deducibilità della misura del 50% delle spese di formazione professionale, con il nuovo tetto annuo introdotto dall’articolo 9 della legge n.81 del 2017 finirà dunque per penalizzare, senza motivo alcuno, gli studi associati o le associazioni professionali, rispetto ai professionisti individuali.

La soluzione adottata dall’Agenzia delle entrate nella predisposizione del nuovo rigo RE17 del quadro RE del modello dedicato agli studi associati ed alle associazioni professionali, si pone peraltro anche in contrasto con la ratio ispiratrice della nuova formulazione legislativa inserita nell’articolo 54, comma 5, del Tuir.

La relazione di accompagnamento alla suddetta disposizione lasciava infatti intendere che il nuovo tetto annuo di spesa integralmente deducibile – pari a euro 10.000 – doveva essere attribuito a ogni libero professionista, a prescindere dalle concrete modalità di esercizio dell’attività professionale.

La chiave di lettura dell’Agenzia delle Entrate, e di conseguenza anche i software di controllo del nuovo rigo RE17, impediranno invece una applicazione «per teste» del nuovo tetto annuo, limitando a soli 10.000 euro di spesa massima di formazione deducibile, lo studio associato o l’associazione professionale indipendentemente dal numero dei professionisti in essa inseriti.

Evidenti ed incomprensibili le disparità di trattamento fra soggetti che svolgono la libera professione in forma individuale e i loro colleghi organizzati in associazione o altre strutture aggregative. I primi potranno dedurre le spese di formazione professionale nel limite annuo di euro 10.000 i secondi dovranno invece suddividere tale tetto massimo per il numero dei soci o associati.

Per capire l’assurdità che una tale interpretazione può generare, basta formulare un semplicissimo esempio.

Supponiamo che quattro dottori commercialisti abbiano sostenuto nel corso del 2017 spese per iscrizione a convegni, master e simili, per l’importo di euro 10.000 ciascuno.

Supponiamo che dei quattro dottori commercialisti tre siano associati e uno svolga l’attività in forma individuale.

Mentre quest’ultimo dedurrà integralmente l’importo di tale spese dalla formazione del suo reddito professionale da dichiarare per il periodo d’imposta 2017, gli altri tre dovranno limitare la deduzione ad un terzo della spesa complessivamente sostenuta dal loro studio associato, perdendo la deducibilità su ben 20.000 di spese di formazione.

Tutto ciò a prescindere dal tipo di corsi o congressi frequentati (che potrebbero ben essere gli stessi) ma solo per il fatto che i tre suddetti commercialisti appartengono allo stesso studio associato.

Un risultato assurdo e incomprensibile.

I nostri tre dottori commercialisti associati rimpiangeranno il regime ante jobs act quando, delle 30.000 euro di spesa sostenuta per la loro formazione, ne potevano dedurre almeno 15.000 (il 50%) anziché soltanto 10.000 come oggi.

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