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Studi associati in cerca di Ordine

Gli avvocati d’affari scendono in campo per le elezioni degli ordini forensi. Obiettivo: dare voce alle esigenze degli studi legali che producono circa due miliardi di euro e occupano più di sette mila professionisti, con reddito medio di circa 60 mila euro.

Una fetta della categoria, quella degli avvocati delle cosiddette law firm, che fino a oggi, però, non è mai di fatto entrata nei dibattiti della politica forense.

Prova ne è, per fare solo un esempio, il mancato esercizio della delega, da parte del ministro della giustizia, Andrea Orlando, sulla regolamentazione delle società tra avvocati.

Ebbene, proprio per questo ItaliaOggi Sette – Affari Legali ha intercettato alcuni dei candidati che rappresentano questa realtà, per la prima volta in campo: Damiano Lipani, che ha da poco inserito all’interno del suo studio, Lipani Catricalà & partners, una figura del calibro come l’ex presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà, da sempre inviso all’avvocatura per via dei suoi ripetuti richiami al rispetto della concorrenza ai tempi della presidenza authority sulla concorrenza e il mercato.

Lipani è in campo a Roma, nella lista del presidente uscente, Mauro Vaglio.

A Milano, invece, nella lista Professione Domani, figurano due avvocati che fanno parte di Asla, l’Associazione degli studi legali d’affari guidata da Giovanni Lega: si tratta di Silvia Doria, socio dello studio De Berti Jacchia Franchini Forlani, e Agostino Migone De Amicis, partner di Pavia e Ansaldo.

Vediamo i punti salienti del loro programma.

A Roma. Damiano Lipani fa parte dei 25 candidati della Lista Mauro Vaglio. «Vogliamo dare voce anche alle esigenze degli studi che svolgono l’attività professionale in forma organizzata e non individuale», spiega,

«Abbiamo avviato una riflessione nel 2013, con un gruppo di lavoro al quale partecipano oggi circa venti studi nazionali ed internazionali.

Con le istituzioni occorre avviare un’azione di confronto propositiva che passa anche attraverso la diffusione della cultura degli studi associati: penso alla formazione in materie «non tradizionali» o, comunque, non strettamente giudiziali e che riguardino gli aspetti della gestione e dell’organizzazione di uno studio strutturato. Occorre inoltre intervenire su assetti ancora troppo orientati agli studi tradizionali ed unipersonali: penso al sistema di previdenza forense che non premia i grandi contribuenti anzi li penalizza fortemente».

Secondo Lipani, in particolare, per rilanciare la categoria «servirebbero interventi strutturali innanzitutto sull’accesso alla professione, permettendo ai giovani di conoscere, fin dalla formazione universitaria, cosa vuol dire fare l’avvocato, singolarmente o con altri, e come si gestisce il funzionamento di uno studio professionale.

Inoltre si dovrebbe intervenire sulla formazione non solo nelle materie tradizionali ma anche in quelle legate alle nuove economie, così da permettere all’avvocato, più o meno giovane, di supportare le imprese, ad esempio anche nella fase di start-up». «Sul tappeto», continua Lipani, «anche l’adeguamento della previdenza forense alle esigenze della professione svolta in forme diverse da quella tradizionale.

Infine c’è il tema dell’ordinamento forense e della deontologia forense: penso al codice di comportamento che vieta di svolgere attività professionale al di fuori della sede dello studio, ai rigidi sistemi per individuare il conflitto di interessi, che non tengono conto delle dimensioni e dell’organizzazione degli studi.

Su questi punti gli ordini devono assumere un peso specifico maggiore per poter svolgere un’azione propositiva verso le istituzioni e i decisori politici».

Sulle società tra avvocati, infine, a parere di Lipani la questione più spinosa è «quella della partecipazione alla società di soci finanziatori non professionisti.

Sarebbe già molto importante avviare il modello della società tra avvocati, liberandosi dalle troppe barriere ideologiche: d’altronde è il mercato che stabilirà la verità e solo chi sarà in grado di seguirlo potrà sopravvivere e stare fermi fa solo perdere opportunità».

A Milano.

Gli avvocati d’affari, a Milano, hanno scelto la lista Professione Domani, dove figurano, per la prima volta, due rappresentanti Asla: Silvia Doria e Agostino Migone De Amicis.

«La lista», affermano i due avvocati, «è caratterizzata dal sostegno di importanti associazioni e dalla presenza di esperienze professionali diverse per contenuto e modalità di organizzazione, accanto all’esperienza di alcuni Consiglieri uscenti, di minoranza nella passata gestione.

La politica forense ha per molti anni considerato in via prevalente la parte dell’avvocatura che frequentava i tribunali, mentre il mondo forense è composto da molte altre aree di specializzazione e di assistenza ai clienti, aperte all’interdisciplinarità e caratterizzate da modelli dimensionali ed organizzativi pluripersonali. Già solo nell’ampia categoria del contenzioso esistono la mediazione, l’arbitrato e la negoziazione assistita che sono forme di composizione della lite che si svolgono fuori dai tribunali». «Come Asla», continuano Doria e Migone De Amicis, «abbiamo realizzato diverse iniziative che riteniamo siano un utile servizio alla crescita della professione: qualificati eventi di formazione permanente, pubblicazioni e convegni, corsi per i praticanti, linee guida di best practice per l’organizzazione dello studio e dei rapporti con collaboratori, praticanti e dipendenti, certificazione delle procedure di gestione amministrative, contabili e del personale, linee guida per gli adempimenti antiriciclaggio discusse con e apprezzate dalle Autorità competenti, vari gruppi di lavoro tematici, e tante altre iniziative anche assieme a realtà sinergiche con la professione legale: in questi giorni stiamo lavorando con l’Università Cattolica per le prime «cliniche legali» mirate all’avviamento alla professione dei laureandi in Giurisprudenza».

Quanto alla regolamentazione delle società tra avvocati, invece, secondo i due avvocati «è necessario che il Ministero faccia chiarezza su almeno due punti fondamentali: inquadramento giuridico e regolamentare delle società tra avvocati, al fine di determinare l’applicabilità o meno della più generale normativa delle Stp; determinazione degli aspetti fiscali e previdenziali conseguenti all’esercizio dell’attività forense in forma societaria, che non sarà più «trasparente» rispetto al singolo socio, ma viene ad interporre soggetti anche estranei all’attività professionale, i cui interessi economici potrebbero in ipotesi influenzare o distorcere il corretto esercizio di un servizio fondamentale per la comunità civile».

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