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Studi arruolati nell’antiriclaggio

Sono i notai i professionisti che inviano più segnalazioni per operazioni sospette ai fini del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. Il dato emerge dal rapporto annuale dell’Unità di informazione finanziaria (Uif) per il 2013.
I professionisti hanno un ruolo attivo imposto dal Dlgs 231/07 e sono tenuti a prestare una collaborazione con le autorità per favorire la tempestiva individuazione e segnalazione dei comportamenti a rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. I professionisti non devono rinvenire prove certe del compimento del reato sostituendosi alle forze dell’ordine, ma semplicemente segnalare operazioni ritenute sospette.
L’attività propedeutica e fondamentale all’individuazione di possibili anomalie suscettibili di segnalazione è l’adeguata verifica della clientela. Va identificato il cliente, ossia il soggetto che instaura rapporti continuativi o richiede una prestazione professionale in seguito al conferimento di un incarico.
È quest’ultimo che deve fornire tutte le informazioni necessarie per il controllo, rimanendo sempre l’unico responsabile di ciò che ha comunicato.
Il professionista è però tenuto a riscontrare, per quanto possibile, la veridicità di tali dati anche attraverso richiesta di conferma a collaboratori o l’utilizzo di altri canali ritenuti attendibili (internet, banche dati eccetera).
La norma prevede anche l’obbligo di identificare il titolare effettivo della transazione o dell’operazione per la quale è richiesta consulenza. Vale a dire accertarsi quale sia il soggetto che, in ultima istanza, risulta esserne il beneficiario.
Per adempiere in misura adeguata all’obbligo di verifica, è necessario poi “pesare” il cliente anche sotto il cosiddetto approccio basato sul rischio, legato, cioè, all’operazione per la quale è richiesta assistenza al professionista.
Le prestazioni di per sé sono “neutre” e non necessariamente consentono immediatamente di individuare eventuali altre finalità sottostanti.
Quando il professionista sa, sospetta o ha motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento al terrorismo deve segnalare l’operazione sospetta. Per agevolare tali segnalazioni sono stati elaborati degli indici di pericolosità che tengono conto, per i professionisti, della conoscenza del cliente, del titolare effettivo, della natura e dello scopo del rapporto o della prestazione.
Come chiarito anche dal ministero dell’Economia, però, l’obbligo di segnalazione non scatta automaticamente al verificarsi di una delle situazioni previste dagli indicatori, ma deve rappresentare la conclusione di una valutazione complessiva del professionista. In altre parole, gli è richiesto un esame sulla “normalità” dell’operazione e della compatibilità della stessa con il soggetto richiedente.
Si ricorda che la trasmissione va effettuata in via telematica attraverso l’applicazione messa a disposizione dalla Uif, accessibile dal portale Infostat-Uif
(https://infostat-uif.bancaditalia.it)
È interessante però rilevare che, secondo la relazione dell’Uif, permane una quota di segnalazioni di tipo “cautelativo”, relative a operazioni difficilmente correlabili a riciclaggio ancorché caratterizzate da profili di anomalia. Vi sono quindi soggetti, i quali, forse per paura di dover rispondere delle pesanti sanzioni previste in caso di omissione (si veda anche l’altro articolo), segnalano operazioni che in realtà nulla hanno a che vedere con il riciclaggio di denaro anche se da un primo (forse pure superficiale) controllo potrebbero presentare elementi “anomali”.

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