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Strumenti finanziari, fisco soft

Al via il regime di favore per le cambiali finanziarie e le obbligazioni delle pmi. Le regole semplici oltre che fiscalmente vantaggiose introdotte con il decreto sviluppo sono ora spiegate dall’Agenzia delle entrate.

La circolare 4/E di ieri chiarisce infatti le modifiche al regime fiscale delle cambiali finanziarie e delle obbligazioni emesse dalle piccole e medie imprese e dei Project bond.

La stessa prevede che per i sottoscrittori gli interessi delle cambiali finanziarie non sono assoggettati a ritenute anche se emesse da banche, da società con azioni negoziate o da enti pubblici trasformati in società per azioni. Nella nuova disciplina rimane invece applicabile la ritenuta di cui all’articolo 26 del dpr n. 600 del 1973 (20%) sugli interessi dei titoli obbligazionari (e titoli similari) e cambiali finanziarie non quotati emessi da società con azioni non negoziate nei mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione.

Per quanto riguarda gli emittenti in precedenza vigeva la limitazione in base alla quale gli interessi passivi sono deducibili a condizione che, al momento di emissione, il tasso di rendimento effettivo non sia superiore:

a) al doppio del tasso ufficiale di riferimento, per le obbligazioni ed i titoli similari negoziati in mercati regolamentati degli stati membri dell’Unione europea;

b) al tasso ufficiale di riferimento aumentato di due terzi, delle obbligazioni e dei titoli similari diversi dai precedenti.

Le nuove regole prevedono però che tali disposizione non si applica:

1) alle cambiali finanziarie, e

2) alle obbligazioni e ai titoli similari emesse da società con azioni non quotate (diverse dalle banche e dalle microimprese) a condizione che le cambiali finanziarie, le obbligazioni e i titoli similari siano negoziati in mercati regolamentati ovvero in sistemi multilaterali di negoziazione di paesi dell’Unione europea o di paesi aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo inclusi nella white list.

Nel caso in cui le cambiali finanziarie, le obbligazioni e i titoli similari non siano quotati, la norma può essere disapplicata se:

a) i titoli siano detenuti da investitori qualificati;

b) detti investitori non detengano, direttamente o indirettamente, anche per il tramite di società fiduciarie o per interposta persona, più del 2% del capitale o del patrimonio della società emittente;

c) il beneficiario effettivo dei proventi sia residente in Italia o in stati e territori che consentono un adeguato scambio di informazioni. Con riferimento alla qualificazione del socio rileva, oltre al possesso delle azioni ordinarie, anche quello di azioni speciali purché conservino gli elementi minimi causali affinché le si possa definire come partecipazioni sociali e non come titoli rappresentativi di rapporti di altra natura. Quindi sono da considerare:

– le partecipazioni derivanti dal possesso di azioni dotate di privilegi nella distribuzione degli utili (per esempio, azioni privilegiate) o nell’incidenza delle perdite (per esempio, azioni postergate);

– le partecipazioni derivanti dal possesso di azioni prive del diritto di voto, con diritto di voto limitato a particolari argomenti, con diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni e con diritto di voto limitato ad una misura massima o per scaglioni (cfr. articolo 2351 del codice civile).

Al fine del calcolo della suddetta percentuale di partecipazione si deve tener conto anche delle partecipazioni detenute dai familiari indicati dall’articolo 5, comma 5, del Tuir, delle partecipazioni indirette e di quelle possedute per il tramite di società fiduciarie o per interposta persona.

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