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Strigliata ai comuni sulla Tasi

Strigliata ai comuni sulla Tasi. Gli enti locali che non inviano entro il 10 settembre prossimo le delibere della Tasi al portale del ministero dell’economia saranno costretti ad applicare per quest’anno l’aliquota minima dell’1 per mille e il pagamento in unica soluzione entro il 16 dicembre 2014. Lo ricorda il ministero con una nota diffusa ieri in cui si specifica anche che: il Mef non prenderà in considerazione invii tramite email o fax; non basterà inviare prospetti di aliquote o comunicati stampa o impegni di giunta, serviranno proprio le delibere definitive; il fatto che i bilanci possano essere approvati entro il 30 settembre non incide sull’obbligo di inviare le delibere entro il 10 settembre.

L’ultima puntata della lunga telenovela Tasi fatta da continui correttivi per adattare le nuove norme ai tempi degli enti locali sembra dunque non avere vita facile, visto che al momento mancano all’appello moltissimi comuni e le conseguenze stabilite dall’art. 1, comma 688 della legge n. 147 del 2013 non sono certo irrilevanti. Infatti, come ricorda la nota del Mef, a seguito delle modifiche apportate alla norma dall’art. 2, comma 12-quater del dl 24 aprile 2014, n. 66, convertito dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, nel caso di mancato invio delle deliberazioni entro il termine del 10 settembre 2014:

 

  • la Tasi è dovuta applicando l’aliquota di base dell’1 per mille di cui al comma 676, comunque entro il limite massimo di cui al primo periodo del comma 677; 
  • nel caso in cui l’unità immobiliare è occupata da un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sull’unità immobiliare, la Tasi è dovuta dall’occupante, nella misura del 10% dell’ammontare complessivo del tributo, determinato con riferimento alle condizioni del titolare del diritto reale. La restante parte è corrisposta dal titolare del diritto reale sull’unità immobiliare; 
  • il versamento della Tasi è effettuato in un’unica soluzione entro il 16 dicembre 2014.L’immobilismo del comune porrebbe, pertanto, un freno da un lato alla manovrabilità dal 10 al 30%della Tasi dovuta dall’occupante e dall’altro alla possibilità offerta dal comma 671 dell’art. 1 della legge di stabilità, di ridurre l’aliquota fino all’azzeramento. Per non parlare poi dei problemi di cassa, visto che il particolare meccanismo stabilito dalla norma prevede che affinché il versamento della prima rata della Tasi possa essere effettuato entro il 16 ottobre 2014 sulla base delle deliberazioni sulle aliquote e sulle detrazioni, nonché dei regolamenti della Tasi pubblicati nel sito informatico di cui al dlgs n. 360 del 1998 alla data del 18 settembre 2014, occorre che l’invio di dette deliberazioni debba essere effettuato entro il 10 settembre 2014, proprio mediante inserimento del testo delle stesse nel Portale del federalismo fiscale. Se non si rispettano i tempi, dunque, il versamento della Tasi slitta al 16 dicembre 2014.

    Molti sono i comuni che non hanno ancora seguito l’iter tracciato dalla norma e che pur avendo già mancato di inviare le deliberazioni Tasi entro il termine del 23 maggio 2014, sembrerebbero pronti a saltare anche la scadenza del 10 settembre. A essi si rivolge la nota di ieri del Mef. Né sembra possibile che gli enti siano stati fuorviati dal fatto che con decreto del ministero dell’interno del 18 luglio 2014 sia stato differito al 30 settembre 2014 il termine per la deliberazione del bilancio di previsione per l’anno 2014 da parte degli enti locali e con esso il termine per deliberare le aliquote e le tariffe dei tributi locali, nonché per approvare i regolamenti relativi alle entrate degli enti locali, come dispongono sia l’art. 53, comma 16, della legge n. 388 del 2000 e sia l’art. 1, comma 169, della legge n. 296 del 2006.

    Infatti siamo di fronte a una norma tributaria di carattere speciale che prevede specifiche scadenze, peraltro fissate prima ancora che intervenisse il differimento del termine per la deliberazione del bilancio di previsione, e vincola a particolari meccanismi dai quali derivano effetti talmente particolari che non possono essere trascurati dalle amministrazioni comunali.

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