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Stretta sulle intercettazioni rischio multe per la stampa Fnsi: temiamo il bavaglio

Multe per chi pubblica le intercettazioni già chiuse nella cassaforte destinata a contenere quelle secretate per sempre, quelle che riguardano chi finisce coinvolto in una registrazione disposta dalla magistratura, ma non è né colpevole, né tantomeno indagato. Un caso Lupi, tanto per intenderci. Ci sarà questo, ma anche molto altro, nella legge Renzi sulle intercettazioni. In cottura a Palazzo Chigi proprio da quando è esploso il caso dell’ex ministro delle Infrastrutture di Ncd costretto a lasciare la poltrona per via delle intercettazioni. Gli alfaniani premono molto, ma anche il premier è convinto che si debba voltare pagina sulla questione. All’insegna di due leit motiv: stop all’intercettazione irrilevante che finisce nelle ordinanze delle toghe, stop alla stampa che comunque la pubblica. I contenuti sono già individuati, tutto ruota su quattro capisaldi: regole ferree per i magistrati che non potranno più utilizzare le intercettazioni penalmente non rilevanti nei provvedimenti cautelari, di sequestro o di perquisizione; l’udienza stralcio in cui magistrati e avvocati selezioneranno le registrazioni; una cassaforte in cui chiudere il materiale destinato alla più totale riservatezza; un responsabile unico della cassaforte; multe per la stampa che, nonostante tutto questo, pubblica lo stesso i testi più succosi.

I dubbi riguardano il vagone su cui camminerà la riforma. Una legge autonoma, tutta sulle intercettazioni, da mandare avanti spedita. Oppure la sola delega, com’è attualmente, all’interno della riforma del processo penale, che giace alla Camera dall’autunno scorso.
O ancora una delega che si scioglie in un testo, ma sempre all’interno di quel disegno di legge.
Certo è che il Guardasigilli Andrea Orlando avversa l’ipotesi dello stralcio, su cui preme invece Ncd a favore della legge sulla diffamazione (emendamento Pagano) perché strategicamente ritiene che le intercettazioni possono “trainare” tutta la riforma del processo penale verso il voto.
In calo, invece l’ipotesi di utilizzare il vagone del ddl sulla diffamazione, fortemente sponsorizzato da Ncd, proprio per evitare che le norme sugli ascolti assumano subito un imprinting colpevolista verso la stampa. Lo esclude recisamente il Pd Walter Verini perché, dice, «non è quella la sede giusta». Molti dem autorevoli dicono che quel ddl non ha un futuro, e potrebbe arenarsi nelle secche parlamentari.
Il dato certo è che la notizia di un lavorio legislativo sugli ascolti scatena le opposte fazioni. C’è quella favorevole, in primis l’Ncd di Alfano e Lupi, che domani, in molte città, darà vita alla giornata intitolata “le vite degli altri”, banchetti in piazza per sollecitare proprio la legge sugli ascolti. Sul fronte opposto ecco la Fnsi che col segretario Raffaele Lorusso tuona «contro il rischio di un nuovo bavaglio e della limitazione del diritto di cronaca». Il sindacato dei giornalisti «non invoca né il libero arbitrio, né l’impunità assoluta », ma dice che «il diritto alla privacy non va affrontato con misure che ledano il diritto-dovere di informare».
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