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Stretta sulle agevolazioni fiscali

Al ministero dell’Economia lo chiamano modello Martin Feldstein dal nome dell’economista che ha recentemente proposto una soluzione per contenere la spesa delle tax expenditures e che è all’attenzione del nuovo presidente della Commissione sul riordino della agevolazioni fiscali Mauro Marè.
L’idea, esposta in due working paper del National Bureau of Economic Research è piuttosto semplice: porre un tetto percentuale del reddito lordo sull’insieme dell’ammontare delle detrazioni fiscali, ad esempio del 2 o del 5 per cento, passando da «sconti» specifici a deduzioni standard e percentuali. Ciascun contribuente avrebbe così libertà di scelta su come utilizzare il proprio tetto di spese fiscali: per esempio, su un reddito di 30 mila euro si avrebbe a disposizione un plafond da 600 a 1.500 euro.
Il «modello Feldestein» è ancora una ipotesi, ma dopo la parentesi della campagna elettorale il governo è intenzionato a spingere sull’acceleratore per il pacchetto tasse, le agevolazioni fiscali e la spending review per far quadrare i conti della legge di Bilancio 2017.
Il terreno è tuttavia scivoloso: in primo luogo perché un taglio delle agevolazioni si risolverebbe comunque in un aumento della pressione fiscale; secondariamente perché molti «sconti » sono ad alta sensibilità sociale e nel 2012, durante l’emergenza, il governo Monti dovette rinunciare in Parlamento ad introdurre una franchigia di 250 euro e un tetto di 3.000 euro da applicare a tutti gli sconti fiscali.
Va comunque detto che anche con l’eventuale introduzione di un tetto individuale di detrazioni in base al reddito le agevolazioni su lavoro, carichi familiari e ristrutturazioni edilizie, resterebbero esenti dall’intervento, «protette» peraltro da una specifica indicazione della risoluzione parlamentare all’ultimo Def. Mutui casa, assicurazioni, palestre e assistenza agli animali domestici potrebbero tuttavia dipendere dalla capienza del tetto di ciascuno che potrebbe eessere determinato in proporzione al reddito. Terreno particolarmente delicato quello delle detrazioni sanitare e per i medicianali tant’è che il governo è intervenuto con cautela: «Non vanno trattate alla leggera, ci sono tante voci prima di queste da esaminare », ha detto il viceministro dell’Economia Zanetti.
Del resto dell’intervento di disboscamento degli «sconti» Irpef e Iva, per singoli contribuenti e imprese, si parla dal 2011 quando fu istituita la prima commissione Ceriani che censì 720 agevolazioni per un costo complessivo di 253,7 miliardi. La sorpresa, emersa da un recente Rapporto della Corte dei conti, è che nel frattempo il numero degli «sconti» è aumentato del 10 per cento sfiorando quota 800 (per la precisione 799 nell’anno 2016) con una spesa che ormai raggiunge 313,1 miliardi (circa il 24 per cento in più in cinque anni).
L’operazione sulla quale dovrà cimentarsi la Commissione Marè si svolgerà tuttavia su un terreno minato: all’interno degli oltre 300 miliardi in questione ci sono agevolazioni di rilevanza costituzionale (reddito e carichi familiari ai fini Irpef), di rilevanza sociale (come le aliquote Iva ridotte al 4 per cento per generi di prima necessità), oppure che riguardano il Welfare come le spese sanitarie. Quasi tutti questi sconti non possono essere toccati e la torta che rimane da aggredire si riduce: tant’è che il Def dello scorso anno cifrava in uno 0,15 per cento del Pil (circa 2,5 miliardi) il taglio previsto, successivamente ridotto ad un solo miliardo e poi annullato.
Senza contare che nel mirino ci sono anche i 3 miliardi di incentivi alle imprese che il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, intende sottopporre ad una operazione di riordino e concentrazione.

Roberto Petrini

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