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Stretta sull’abuso

La dichiarazione infedele che ha come conseguenza l’indebito risparmio d’imposta è un’elusione fiscale perseguibile sul piano penale.

Lo ha sancito la quinta sezione penale della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 36894 del 9 settembre 2013, ha denunciato il contrasto interpretativo sull’abuso del diritto nel processo penale, aderendo poi alle sentenze più restrittive.

Con una interessante motivazione il Collegio di legittimità ha ribadito la perseguibilità penale del contribuente nei casi di elusione fiscale, purché, è stato nuovamente precisato sia stata violata una specifica norma antielusiva.

«Nel campo penale», dicono espressamente i Supremi giudici, «non può affermarsi l’esistenza di una regola generale antielusiva, che prescinda da specifiche norme, così come, invece, ritenuto dalle Sezioni Unite civili della Corte suprema di cassazione con la sentenza n. 30055 del 2008, mentre può affermarsi la rilevanza penale di condotte che rientrino in una specifica disposizione fiscale antielusiva».

Fra queste rientra senz’altro, a parere degli «Ermellini» la dichiarazione infedele. Non è neppure necessario che sia fraudolenta, si precisa poco più avanti, essendo sufficiente l’indicazione di un reddito o di costi errati, nell’ambito di un’operazione commerciale finalizzata al solo scopo del risparmio d’imposta.

Sul punto, e confermando il sequestro dei beni dei contribuenti finiti nel mirino degli inquirenti, si legge che deve ritenersi sussistere quel fumus del reato che giustifica la misura cautelare reale, anche perché la fattispecie di reato ipotizzata dall’accusa non richiede come avviene invece per le altre ipotesi di reato previste dal dlgs 10 marzo 2000, n. 74, precedenti artt. 2 e 3, una dichiarazione fraudolenta (mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti ovvero mediante altri artifici) bensì soltanto che la dichiarazione sia infedele, ossia che, anche senza l’uso di mezzi fraudolenti, siano indicati nella stessa «elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi», quando ricorrano le altre condizioni ivi previste in relazione all’ammontare dell’imposta evasa e degli elementi attivi sottratti alla imposizione.

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