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Stretta sui tempi di pagamento

Tempi più stringenti e strade alternative alla riscossione. Sono queste le novità più evidenti del disegno di legge sui pagamenti tra imprese che ha iniziato il suo iter alla Camera e che punta ad arrivare in Aula tra giugno e luglio.

La scorsa settimana è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti che verranno votati in questi giorni in commissione Attività produttive, ma sia dai contenuti, sia dal numero (solo una ventina) si evince un largo consenso sul testo. Le richieste di modifica, infatti, vanno nella direzione di un recepimento stringente della direttiva europea che indica in 60 giorni, al massimo, i tempi di pagamento contrattualizzabili tra imprese, salvo diverso accordo e solo se questo non risulti iniquo per il creditore.

Ebbene, proprio questa possibile deroga sarebbe passibile di modifica grazie agli emendamenti, con la conseguenza che il testo arriverebbe alla Camera confermando solo il vincolo chiesto dalla Ue: 60 giorni.

«Con questo disegno di legge – spiega Andrea Lulli, relatore del testo e componente della X Commissione –, abbiamo voluto dare un segnale di moralizzazione al mercato, con l’obiettivo di evitare che prevalga la legge del più forte a discapito del più debole. Un obiettivo condiviso da tutti, come si può evincere dal testo di legge unificato».

Il termine imposto, però, potrebbe generare qualche contestazione se la legge diventasse operativa entro il 2012.

«Siamo consapevoli che l’adeguamento sarebbe impegnativo – aggiunge Lulli – ma l’Italia non sarebbe l’unico Paese europeo a recepire la direttiva in modo stringente: la Francia, per esempio, ha fatto lo stesso, ma ha previsto una fase di transizione che renda più facile l’adeguamento. Ipotesi che potremmo considerare anche noi se il testo passasse con questo termine».

L’altra novità del testo riguarda la possibilità delle Camere di commercio di certificare i crediti delle imprese, consentendo loro di chiedere al giudice competente di pronunziare ingiunzione di pagamento.

«L’obiettivo di questo articolo – spiega Lulli – è offrire una strada alternativa alla giustizia civile. In sostanza, alla luce dei tempi di quest’ultima, con questo sistema si cerca di garantire un percorso abbreviato per riscuotere un credito, superando il limite delle lungaggini della giustizia civile. Se condizionassimo a questa i nostri pagamenti, non saremmo mai in grado di rispettare i tempi della direttiva».

Obiettivo che sta anche alla base dell’articolo 5, che prevede, nel caso in cui l’impresa volesse opporsi all’ingiunzione di pagamento, il ricorso a una procedura di mediazione presso la Camera di commercio, prima di proporre opposizioni dinnanzi al giudice competente. Dunque, un’altra strada per non scontrarsi con i tempi lunghi dei tribunali civili.

Il testo prevede, poi, che entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge il ministero dello Sviluppo economico – di concerto con quello della Giustizia – adotti un regolamento che definisca i requisiti necessari per l’impresa, per poter ottenere la certificazione del credito dalla Camera di commercio. Tra questi saranno previsti: il regolare adempimento degli obblighi in relazione a ogni atto per il quale sia prescritto il deposito o l’iscrizione al Registro delle imprese; il regolare adempimento del diritto annuale dovuto per l’iscrizione nel Registro; l’assenza di iscrizioni dell’impresa nel registro informatico dei protesti negli ultimi cinque anni; il regolare adempimento degli obblighi contributivi da parte dell’impresa.

Se tutto procedesse nei tempi – in base alle previsioni del relatore – il testo potrebbe essere legge entro l’anno.

Entro novembre, invece, dovrebbero essere recepiti gli articoli della direttiva europea in relazione ai pagamenti tra Pubblica amministrazione e privati. Per questi, infatti, la strada scelta dal legislatore è stata quella di un decreto legge.

La patata bollente dell’enorme debito della Pa con le imprese è dunque nelle mani del Governo. Lo statuto per le imprese, diventato legge nel novembre scorso, prevede infatti che il Governo eserciti la delega entro novembre 2012, quindi con quattro mesi di anticipo rispetto al limite imposto dalla direttiva, marzo 2013.

Scadenze considerate oggi troppo lontane proprio dalla Commissione europea, che da più fronti esercita una pressione costante sul Governo italiano, chiedendo di anticipare i tempi.

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