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Stretta sui fallimenti

Stretta sulla responsabilità amministrativa delle società che poi falliscono. Infatti, il curatore non ha alcun titolo per opporsi alla confisca adottata ai sensi della «231».

Sono salvi i diritti dei terzi in buona fede, e come tali non possono essere considerati i creditori della procedura concorsuale, che possono essere fatti valere davanti al giudice penale.

È quanto sancito dalle Sezioni unite penali della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 11170 del 17 marzo 2015, hanno risolto un vecchio contrasto di giurisprudenza.

Con una lunghissima motivazione il Massimo consesso di Piazza Cavour ha affermato il principio secondo cui «il curatore fallimentare non è legittimato a proporre impugnazione contro il provvedimento di sequestro adottato ai sensi dell’art. 19 del dlgs n. 231 del 2001». La verifica delle ragioni dei terzi al fine di accertarne la buona fede spetta al giudice penale e non al giudice fallimentare».

Ciò perché, hanno spiegato i Supremi giudici, il creditore che non abbia ancora ottenuto l’assegnazione del bene a conclusione della procedura concorsuale non può assolutamente essere considerato terzo titolare di un diritto acquisito in buona fede perché prima di tale momento il creditore vanta una semplice pretesa, ma non certo la titolarità di un diritto reale su un bene.

Allo stesso modo il curatore fallimentare, che è certamente terzo rispetto al procedimento sequestro/confisca dei beni già appartenuti alla fallita società, nzzon può agire in rappresentanza dei creditori per opporsi al sequestro e alla confisca.

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