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Stretta sui depositi fiscali Iva, operatori e traffici in ginocchio

 di Gabriele Ventura  

Aziende e operatori degli scambi internazionali messi in ginocchio dalla stretta sui depositi Iva. I nuovi adempimenti hanno provocato infatti complicazioni e rallentamenti delle operazioni, con un elevato costo per le aziende, e la conseguente perdita di competitività dell'Italia sui traffici, che si stanno spostando verso i sempre più efficienti porti del Nord Europa. È la denuncia degli operatori, delle aziende e delle associazioni del settore della logistica e delle importazioni, che condannano a gran voce le modifiche all'art. 50-bis del decreto legge n. 331/93, introdotte dalla prima manovra (legge n. 106/2011).

Una situazione di stallo che sta portando gli operatori a spostarsi all'estero o, ancora, a dare mandato agli studi legali di rivolgersi alla Commissione europea «perché l'Italia non applica le direttive comunitarie». Ma vediamo nel dettaglio gli effetti, secondo gli addetti ai lavori, della stretta sui depositi fiscali Iva. A partire dalle lamentele ricevute dalla associazioni di categoria. È il caso della Cna (Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa), che ha ricevuto segnalazioni in particolare dalla Cna di Como. «È vero, infatti, che le ultime disposizioni dettate dal dl n. 138/2011 in materia di depositi Iva», spiega Claudio Carpentieri, responsabile delle politiche fiscali Cna, «estendono la richiesta di fideiussione al valore dell'Iva che viene liberata, richiedendo molti adempimenti burocratici». «Ne deriva», continua Carpentieri, «una complicazione e un rallentamento delle operazioni con un elevato costo per le aziende. Questo stato di cose, unito alla maggiore efficienza dei porti Nord europei, sta causando uno spostamento di traffici dall'Italia al Nord Europa, con conseguente danno all'erario italiano, perdita di lavoro per le imprese di logistica italiane, maggiori costi alle aziende importatrici». «A suscitare maggiore indignazione», conclude Carpentieri, «è il fatto che tutte queste complicazioni potrebbero essere eliminate, senza perdita del potere di controllo per le finanze, attraverso il semplice utilizzo di dati che vengono inviati dagli stessi imprenditori, attraverso i modelli Intrastat e comunicazioni alle camere di commercio». Spediporto Genova, l'Associazione spedizionieri corrieri e trasportatori di Genova, rivendica invece la possibilità di «eseguire le stesse operazioni che si fanno in tutta Europa», afferma il presidente della Commissione doganale, Renzo Muratore. «La situazione è molto incerta», continua, «la risposta dei porti alle novità previste dalla manovra è stata negativa. Tanti gestori di depositi Iva infatti ora rifiutano di compiere queste operazioni. E il rischio è di perdere il controllo di traffici che prima gestivamo». «Per il momento abbiamo chiesto, tramite il nostro presidente», spiega Muratore, «di convocare una riunione con le Dogane, i terminalisti e i titolari di depositi Iva per trovare un'intesa e alleggerire la situazione». La richiesta di sensibilizzare le associazioni di categoria arriva anche dai singoli operatori: uno di questi ha inviato una lettera aperta a ItaliaOggi Sette per denunciare il «colpo di mano messo a segno con le modifiche all'art. 50-bis del dl 331/93 disposte dalla manovra finanziaria sulla disciplina dei depositi Iva». «È una disposizione paradossale», scrive Mario Signoretto, titolare dell'omonimo studio doganalista, «che per prevenire comportamenti fraudolenti di alcuni, ha di fatto colpito indiscriminatamente tutti gli operatori che si avvalevano di tale istituto con appesantimenti economici e nuovi adempimenti burocratici che superano di gran lunga qualsiasi immaginazione». Assologistica, invece, chiede all'Agenzia delle entrate di «emanare una circolare che premi gli onesti e punisca i disonesti», afferma il presidente, Nereo Marcucci, «il punto è che l'Agenzia delle dogane ha esonerato dall'obbligo di prestare costose garanzie solo pochi soggetti, gli Aeo e coloro di notoria solvibilità ex art. 90 Tuld. Ora bisogna reintrodurre nel mercato anche la terza categoria rappresentata da coloro che possono dimostrare la propria correttezza e la propria esistenza». Anasped, infine, parteciperà all'assemblea pubblica di Confetra che si terrà lunedì 17 ottobre. «In Europa tutto questo non avviene», afferma il segretario generale Giuseppe Bianculli, «e questo comporta che un paese come l'Olanda, nostro concorrente, si avvantaggia ancora di più rispetto ai nostri traffici». 

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