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Stretta contro le frodi all’Ue

In carcere chi froda l’Ue. La tutela degli interessi finanziari dell’Unione richiede il perseguimento penale delle condotte fraudolente. Le sanzioni per le persone fisiche dovrebbero prevedere, in alcuni casi, una pena massima di almeno quattro anni di reclusione, includendo almeno i reati in cui siano stati arrecati danni o ottenuti vantaggi considerevoli per un valore superiore a 100 mila euro. Lo prevede la nuova direttiva in materia penale per combattere le frodi contro il bilancio europeo approvata in via definitiva lo scorso mercoledì 5 luglio 2017 dal Parlamento Ue. Finalità della normativa è stabilire regole per la definizione di reati e sanzioni nell’ambito della lotta contro le frodi e le altre attività illegali che ledono gli interessi finanziari dell’Ue, per una maggiore protezione contro la criminalità.

Corruzione. La corruzione è considerata una minaccia particolarmente grave per gli interessi finanziari dell’Ue e può, secondo il Legislatore comunitario, essere in molti casi legata a una condotta fraudolenta. Poiché tutti i funzionari pubblici hanno il dovere di esercitare il proprio giudizio o la propria discrezionalità in modo imparziale, la dazione di tangenti per influenzare il giudizio o la discrezionalità di un funzionario pubblico e la ricezione di tali tangenti dovrebbero rientrare nella definizione di corruzione, indipendentemente dal diritto o dalle disposizioni regolamentari applicabili nel paese o all’organizzazione internazionale di appartenenza del funzionario interessato

Possono ledere gli interessi finanziari dell’Unione alcuni tipi di condotta di funzionari pubblici, incaricati della gestione di fondi o beni, che mirano alla appropriazione indebita degli stessi, per uno scopo contrario a quello previsto e per mezzo dei quali detti interessi vengano danneggiati. Da qui la necessità di introdurre una definizione precisa dei reati in cui rientrino tali tipi di condotta.

La tutela degli interessi finanziari dell’Unione richiede poi una definizione comune di frode, che dovrebbe ricomprendere la condotta fraudolenta dal lato delle entrate, delle spese e dei beni ai danni del bilancio generale dell’Unione comprese operazioni finanziarie quali l’assunzione e l’erogazione di prestiti.

Si ha il reato di «corruzione attiva» quando una persona promette, offre o procura a un funzionario pubblico, direttamente o tramite un intermediario, un vantaggio di qualsiasi natura per il funzionario stesso o per un terzo, affinché questi compia o ometta un atto proprio delle sue funzioni o nell’esercizio di queste in un modo che leda o possa ledere gli interessi finanziari dell’Unione. Si ha invece l’«appropriazione indebita» quando il funzionario pubblico, incaricato direttamente o indirettamente della gestione degli aiuti si appropri dei beni o li utilizzi per uno scopo in ogni modo diverso da quello per essi previsto, che leda gli interessi finanziari dell’Unione.

Norme minime. La direttiva stabilisce soltanto un quadro di norme minime, pertanto gli Stati membri avranno la facoltà di mantenere in vigore o di adottare regole più rigorose per reati che ledono gli interessi finanziari dell’Ue.

Qualora il diritto di uno Stato membro non preveda una soglia esplicita per un danno o per un vantaggio considerevole quale base per una pena massima, gli Stati membri dovrebbero assicurare che i loro tribunali prendano in considerazione l’entità del danno o del vantaggio in sede di determinazione delle sanzioni per le frodi e per gli altri reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione. La direttiva non impedisce agli Stati membri di prevedere altri elementi che indichino il carattere di gravità di un reato, ad esempio nei casi in cui il danno o il vantaggio sia potenziale, ma di carattere molto consistente.

Reati in materia di Iva. La nozione di reati gravi contro il sistema comune dell’imposta sul valore aggiunto («Iva») istituito dalla direttiva 2006/112/Ce del Consiglio fa riferimento alle forme più gravi di frode dell’Iva, in particolare la frode carosello, la frode dell’Iva dell’operatore inadempiente e la frode dell’Iva commessa nell’ambito di un’organizzazione criminale, che creano serie minacce per il sistema comune dell’Iva e, di conseguenza, per il bilancio dell’Unione.

I reati contro il sistema comune dell’Iva dovrebbero essere considerati gravi qualora siano connessi al territorio di due o più Stati membri, derivino da un sistema fraudolento per cui tali reati sono commessi in maniera strutturata allo scopo di ottenere indebiti vantaggi dal sistema comune dell’Iva e il danno complessivo causato dai reati sia almeno pari a 10.000.000 euro.

La nozione di danno complessivo si riferisce al danno stimato che derivi dall’intero sistema fraudolento, sia per gli interessi finanziari degli stati membri interessati sia per l’Ue, escludendo interessi e sanzioni.

Sanzioni per le persone giuridiche. Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché la persona giuridica (cioè le società) riconosciuta responsabile di frode ai danni dei bilanci Ue sia sottoposta a sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive.

Le sanzioni potranno essere di tipo pecuniario penali o non penale e potranno comprendere anche altre sanzioni quali:

  • – l’esclusione dal godimento di un beneficio o di un aiuto pubblico;
    – l’esclusione temporanea o permanente dalle procedure di gara pubblica;
    – l’interdizione temporanea o permanente di esercitare un’attività commerciale;
    – l’assoggettamento a sorveglianza giudiziaria;
    – provvedimenti giudiziari di scioglimento;
    – la chiusura temporanea o permanente degli stabilimenti che sono stati usati per commettere il reato.Insufficienza della protezione degli interessi Ue. Attualmente gli interessi finanziari dell’Ue non sono sufficientemente protetti e le frodi Iva transfrontaliere costituiscono una perdita importante per i bilanci.

In primo luogo, gli organismi esistenti dell’Ue (Olaf, ufficio europeo per la lotta antifrode; Eurojust, agenzia europea per la cooperazione di giustizia penale ed Europol, ufficio europeo di polizia) non possono svolgere indagini penali o perseguire i casi di frode.

Olaf può riferire solo i risultati delle sue ricerche amministrative alle autorità nazionali competenti che poi decidono autonomamente se avviare o meno un procedimento penale.

In secondo luogo, gli sforzi di contrasto nazionali sono frammentati nei vari Stati membri, che non sempre possono intraprendere le azioni necessarie per affrontare i crimini finanziari contro il bilancio dell’Ue. Oggi, solo circa il 50% delle raccomandazioni giudiziarie segnalate dall’Olaf alle autorità nazionali portano ad un atto d’accusa penale. I tassi di accusa variano considerevolmente tra gli Stati membri.

In terzo luogo, il basso numero di procedimenti è accompagnata da bassi tassi di recupero di somme perse per le frodi.

Cinzia De Stefanis

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