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Stretta finale sul Patto di bilancio

di Chiara Bussi

Vincoli più stretti e sanzioni automatiche per i Paesi che non rispettano le regole sul deficit. È un progetto di Patto di bilancio "in salsa tedesca" quello che approda stasera sul tavolo dei ministri delle Finanze dei 26 Paesi (con la Gran Bretagna con lo status di osservatore) per la volata finale del negoziato. La strada del Trattato intergovernativo (quel fiscal compact come l'ha battezzato il presidente della Bce, Mario Draghi) che dovrà rinsaldare le fondamenta dell'architettura economica europea non è ancora spianata perché sono ancora sei i nodi (piccoli e grandi) da sciogliere. Il tempo stringe: occorre il via libera dell'Eurogruppo allargato per arrivare alla firma ufficiale dei capi di Stato e di Governo al vertice del 30 gennaio e dare prova di credibilità ai mercati.

L'ultima bozza di undici pagine inviata dal presidente del Consiglio Ue, Herman van Rompuy, alle Cancellerie europee ha portato con sè alcune novità che non mancheranno di animare il dibattito. Per l'Italia la partita non sembra ancora chiusa. Nella lettera di accompagnamento alla bozza il Presidente della delegazione che ha scritto l'intesa sottolinea che la "carica dei 101" negoziatori è divisa sul raggio di applicazione delle sanzioni automatiche. Alcuni vorrebbero limitarlo solo ai casi di un deficit sopra il 3% del Pil. Altri, invece, considerano sullo stesso piano deficit e debito «perché ritengono che la procedura sia una sola». Fonti vicine al negoziato fanno però sapere che ad avanzare questa richiesta sono stati Paesi minori.

Tra i punti che secondo il capo della delegazione necessitano di un ulteriore approfondimento politico figura anche il potere assegnato alla Corte di Giustizia – su richiesta di Berlino – di comminare multe fino allo 0,1% del Pil per gli Stati che non introducono la "regola d'oro" del pareggio di bilancio nei loro ordinamenti. Un altro punto ancora aperto, sempre sostenuto dalla Germania, riguarda il legame tra l'Esm, ovvero il nuovo fondo salva-Stati in vigore da luglio (si veda l'articolo in basso) e il Trattato intergovernativo sul Patto di bilancio. La bozza propone che possano rientrare sotto il paracadute dell'Esm solo i Paesi che hanno ratificato il nuovo Patto e introdotto la regola d'oro sul pareggio di bilancio. Altri nodi da sciogliere riguardano poi la lista dei partecipanti al tavolo degli "eurosummit", che riuniranno almeno due volte all'anno i Capi di Stato e di governo dei Paesi della moneta unica. Nella nuova versione si prevede poi di includere tra gli invitati anche il Presidente dell'Europarlamento. I ministri dovranno anche stabilire se per l'entrata in vigore del nuovo Trattato basterà il via libera di almeno 12 Paesi dell'Area euro.

Alcuni delegati vorrebbero inoltre inserire nel testo un riferimento al Patto Europlus, varato dal vertice Ue del marzo 2011 con l'obiettivo di rafforzare la governance economica.

«La bozza – sottolinea Roberto Gualtieri, uno dei tre eurodeputati che hanno partecipato al negoziato – accoglie alcune richieste dell'Europarlamento», che la scorsa settimana ha bocciato il fiscal compact con una risoluzione approvata a larga maggioranza. «Rimaniamo però critici – precisa – riguardo all'efficacia di un accordo intergovernativo e alla mancanza di indicazioni sulle modalità per rilanciare la crescita, ad esempio con gli strumenti dei project bond e la tassa sulle transazioni finanziarie».

Storce il naso anche Luca Mezzomo, responsabile delle ricerche economiche di Intesa Sanpaolo. «Resto convinto – spiega – che ci sia un'eccessiva focalizzazione sugli aspetti fiscali, riducendo così la possibilità per gli Stati di utilizzare la politica di bilancio in modo anticiclico. Regole troppo rigide, inoltre, rischiano alla prova dei fatti di essere poco attuabili e credibili». Secondo Mezzomo «sarebbe stato invece necessario insistere maggiormente sulla riduzione degli squilibri macroeconomici, perché è da essi che hanno avuto origine le crisi recenti, come quelle in Irlanda e Spagna, dove tutto è cominciato da un eccessivo deficit delle partite correnti».

Nella bozza che farà da canovaccio alle discussioni di oggi, invece, l'unico accenno al quadro economico è contenuto nell'articolo 9. Si dice che «i Paesi si impegnano all'obiettivo comune della crescita attraverso una maggiore convergenza e competitività». Saranno così i Capi di governo al vertice del 30 gennaio a preparare le ricette per dare una scossa all'economia.

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