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Stretta del credito costata 100 miliardi

Quasi 100 miliardi in quattro anni.: questo il conto salatissimo “pagato” dalle Pmi sull’altare del credit crunch. A calcolarlo è il nuovo indice di «restrizione creditizia» di Confcommercio-Cer presentato ieri a Roma. Dal 2010 le piccole e medie imprese avrebbero infatti potuto sfruttare – spiega l’associazione dei commercianti – 97,2 miliardidi di credito che però non è stato erogato dalle banche che hanno tirato il freno come mai in passato. E questo credito mancante «ha contribuito – spiega il direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio Mariano Bella – ad acuire la crisi, con il 2015 che ora dalla recessione ci può portare alla stagnazione».
Il credito resta infatti oggi un miraggio ancora per tante, troppe aziende. A pesare è anche il tasso reale medio in Italia chea ottobre 2014 per prestiti fino a 1 milione era al 3,3%, al top europeo (Spagna esclusa), più che doppio rispetto alla Francia. Da qui anche il crollo vertiginoso del numero di imprese che hanno visto accogliere le loro richieste. Nel terzo trimestre dell’anno scorso, solo il 4,8% delle imprese del terziario – tra quelle che lo hanno richiesto – hanno ottenuto dalle banche i finanziamenti desiderati. Erano il 22,2% nel primo trimestre 2009. Un calo di quasi il 18% – avverte l’associazione -per metà dovuto alla crisi (si è infatti ridotta drasticamente la quota di Pmi che ha bussato agli sportelli bancari), per la restante metà a causa del credit crunch. Non solo. I tassi di interesse pagati dalle Pmi sullo scoperto di conto sono «tre, quattro volte superiori» a quelli pagati dalle imprese più grandi. Secondo l’Ufficio studi della Confederazione sui prestiti fino a 125 mila euro le piccole imprese pagano un tasso pari al 10,60%. «Ma si può arrivare anche al 15%» assicura Pietro Agen, vicepresidente con delega al credito, che punta il dito contro i maxicosti degli oneri accessori. Tra le voci più salate, la concessione di affidamento («per la quale le imprese possono pagare interessi fino al 23-24%») e la commissione per l’istruttoria veloce. Da qui le proposte di Confcommercio: restituire centralità ai Confidi nell’accesso al Fondo di garanzia e la creazione di un fondo di natura immobiliare a garanzia delle Pmi gestito dai Confidi dove far confluire «i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata».

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