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Stretta da mille miliardi sulle banche

ROMA Complessivamente si tratta di un’operazione da oltre mille miliardi, 1.109 per essere esatti. E dovranno essere le 30 banche più grandi del mondo – con Unicredit unica italiana presente nella lista – a doverla realizzare, rafforzando i rispettivi patrimoni con percentuali aggiuntive di capitale, rispetto al resto del sistema.
A disegnare quella che è in sostanza una nuova stretta sull’attività bancaria, è stato il Financial stability board , presieduto dal governatore della banca centrale britannica Mark Carney, che presenterà il suo piano all’approvazione del vertice dei capi di Stato e di governo dei Venti paesi più ricchi del mondo che si riunirà a fine settimana ad Antalya, in Turchia. Tecnicamente il requisito patrimoniale aggiuntivo si chiama Tlac ( Total loss absorbing capacity ) e dovrà essere pari al 16% delle attività ponderate per il rischio per il 1° gennaio 2019 per salire al 18% entro il 1° gennaio 2022.
Le nuove regole, come si è detto, riguardano solo le grandi banche sistemiche, quelle t oo big to fail , troppo grandi per fallire senza provocare uno scossone mondiale, come è avvenne nell’autunno 2008 con il crac della Lehman Brothers. Il cuscinetto aggiuntivo di capitale, destinato ad assorbire le perdite dovute a un’eventuale, grave crisi di liquidità, rappresenta un’ulteriore difesa nell’ambito di uno schema normativo indirizzato ad evitare che i costi dei dissesti ricadano sugli Stati e quindi sui contribuenti e siano invece sopportati dagli azionisti e dai creditori della banca (bail-in). Il problema che l’innalzamento delle difese anti-crisi , con definizioni sempre più stringenti e onerose dei requisiti patrimoniali, potrebbe però porre – come lamentano le banche – è il restringimento delle risorse disponibili per il credito, per fare cioè prestiti a imprese e famiglie.
Tra gruppi che dovranno munirsi di Tlac ci sono fra gli altri l’italiano Unicredit, il britannico Hsbc, il primo in Europa con ricavi per l’80% però esterni all’Europa, JP Morgan Chase (Usa), Deutsche Bank (Germania), Credit Suisse, Mizuho (Giappone) e Bank of China, entrata nella lista con l’ultima revisione di inizio novembre (che ha visto l’uscita della spagnola Bbva).
Nei rapporti preparati per spiegare le nuove regole, l’Fsb fa anche un calcolo del costo finale, in termini di fabbisogno di capitale, per le 30 banche sistemiche che le dovranno applicare: a regime, e cioè dal primo gennaio 2022, il fabbisogno aggregato viene calcolato in 1.109 miliardi di euro con una media per singola banca di 26,2 miliardi. Per i singoli gruppi si va da un fabbisogno zero fino a un massimo di 124,4 miliardi. In ogni caso, secondo l’Fsb, «circa la metà delle banche sistemiche» incluse nella lista sembrano avere a disposizione passività adeguate per soddisfare molti, anche se non tutti, i criteri del requisito Tlac .

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