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Stretta Bce sul rischio-derivati delle banche

La Banca centrale europea mette sotto esame i modelli interni delle banche dell’eurozona, che sono stati oggetto di notevoli controversie negli ultimi mesi. La vigilanza della Bce intende anche sottoporre a stress test, a partire da oggi, gli istituti che sono sotto la sua supervisione per misurarne la vulnerabilità a uno shock sui tassi d’interesse.
I rappresentanti di 68 banche da 15 Paesi dell’area euro, che utilizzano i modelli interni per calcolare i propri requisiti di capitale, sono stati convocati ieri mattina a Francoforte, dove la vigilanza della Bce, l’Ssm, ha illustrato la revisione dei modelli, battezzata Trim, che inizierà ad aprile per concludersi fra la fine del 2018 e l’inizio del 2019. La Trim punta a ridurre l’ampia variabilità nei risultati dei modelli, che ha portato a far sì che gli stessi rischi vengano valutati in modo nettamente diverso da banche diverse: le crescenti critiche ai modelli interni si sono concentrate non solo sulle metodologie eterogenee, ma anche sulla loro estrema complessità. Un’area oggetto di particolare controversia è quella della valutazione dei prodotti derivati in portafoglio alle banche, in particolare di quelli più complessi, cosiddetti di livello 3. Secondo alcuni critici, certe banche, in particolare le grandi banche tedesche, avrebbero utilizzato i modelli per tenere artificiosamente bassi i requisiti di capitale.
La polemica ha coinvolto il Comitato di Basilea sulla vigilanza bancaria, dove si stanno mettendo a punto le nuove regole globali e dove si è aperta una spaccatura fra le autorità degli Stati Uniti, le cui banche utilizzano l’approccio standard, e dell’Europa, dove i modelli interni sono più diffusi.
La Trim ha come obiettivo di armonizzare le pratiche di vigilanza nell’eurozona e ridurre la variabilità dei risultati, in modo da ridare credibilità ai modelli interni. L’esercizio comprenderà i modelli che misurano il rischio di credito, il rischio di mercato e il rischio di controparte e sarà il più grosso progetto che impegnerà la vigilanza della Bce dalla sua nascita, nel 2014. Nel solo 2017 verranno condotte oltre 100 ispezioni in loco. La revisione dei modelli interni era già stata annunciata fra le priorità dell’Ssm nel 2017. Una guida che punta ad armonizzare standard e interpretazioni è stata pubblicata ieri sera. La Bce, che ritiene che i modelli, se applicati in modo corretto, siano uno strumento utile nel determinare il capitale in base all’esposizione al rischio, non si pone come obiettivo un aumento generale dei requisiti patrimoniali come conseguenza della Trim (al termine della quale verrà dato agli istituti un tempo sufficiente per adeguarsi), ma singole banche potrebbero registrare aumenti o riduzioni.
Contemporaneamente, la vigilanza della Bce ha annunciato ieri che lo stress test del 2017 su 110 istituti si concentrerà su un solo elemento, la sensibilità delle banche a uno shock sui tassi d’interesse, che la Bce ritiene sia il rischio a più alta probabilità e a maggiore impatto per il sistema bancario dell’eurozona. Anche se i sei “ipotetici” shock prevedono sia ribassi sia rialzi improvvisi dei tassi, e se dalla Bce tengono a precisare che il test non è legato a sviluppi “realistici” della politica monetaria nell’area euro, molta dell’attenzione sarà inevitabilmente concentrata sugli effetti dell’esercizio in caso di aumento dei rendimenti, dato che l’aspettativa dei mercati è di un rialzo, anche se non si prevede che la Bce si muova in tempi brevi. Gli shock ipotizzati comprendono episodi come quello seguito al collasso di Lehman, con un’inversione della curva, o un ritorno ai rendimenti del 2010, prima della crisi dell’euro.
I bassi tassi attuali riducono il costo della raccolta per le banche ma comprimono anche il loro margine d’interesse. Il test vuole misurare l’impatto sia su attività e passività del portafoglio delle banche, sia sulla loro redditività, derivante da cambiamenti dei tassi, secondo i diversi shock, nei prossimi tre anni. L’esame, che sarà condotto sulla base dei dati a fine 2016, non comprende le attività di trading. I risultati dello stress test verranno poi utilizzati per calcolare, «in modo non meccanico», e dopo un dialogo di supervisione con i singoli istituti nel corso dell’estate prossima, lo Srep 2017, che determina la quantità di capitale che una banca deve detenere in base al secondo pilastro. Complessivamente, la Bce si aspetta che l’importo della domanda di capitale aggregata per il sistema bancario dell’eurozona resti stabile.

Alessandro Merli

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