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Stretta Bce sui crediti deteriorati e Mps precipita in Borsa: – 10,1%

Le richieste della Vigilanza sui cattivi crediti di Mps stroncano l’azione che perde il 10% a 1,35 euro, quasi ai minimi storici con 1,5 miliardi di capitalizzazione. Ciò che è peggio, molti hanno venduto altre azioni bancarie, nel timore che la mano pesante della Bce, negli esami annuali ” Srep” in conclusione, sia stata applicata anche ad altri vasi di coccio: Creval ha perso il 5,5%, Bper il 3,85%, Popolare Sondrio il 3,1%, Banco Bpm il 2,39%, Ubi il 2,34%, Unicredit il 2%. La richiesta Bce ai senesi è di accantonare il 100% entro il 2026 su tutti i crediti non performing, che tra sofferenze e incagli a dicembre erano circa 7 miliardi netti. Dando retta alla ” raccomandazione”, l’ad Marco Morelli dovrebbe consumare un miliardo di patrimonio anziché destinarlo ad attività commerciali. «È una notizia negativa e inaspettata, perché il mercato ora assume che la Bce applichi il metodo Mps a tutti — scrive Giovanni Razzoli di Equita in una nota — anche se potrebbe rivelarsi un errore, perché Mps ha un’incidenza di Npl al 16% degli attivi, più alta della media Italia dell’11%». Equita stima che applicare il metodo Mps a tutto il settore costerebbe 17,5 miliardi di capitale primario Cet1, a rate da 2,5 miliardi l’anno. La cifra però potrebbe scendere perché, si aggiunge, « l’incentivo a vendere sofferenze, e soprattutto vecchi incagli, salirebbe » . Simili giudizi anche da Akros, che ha accolto «con sorpresa» la notizia, e tagliato Mps a neutral da buy. Certo ora sarà disagevole per Siena piazzare il subordinato da 800 milioni, in arrivo e che andrà pagato più del 5,375% di un anno fa, per convincere gli operatori. Ieri il bond, emesso a 100, ha perso il 12,5% e quotava a 50. In tali condizioni solo pagando tassi a due cifre si potrà fare un bis. Quanto alle azioni Mps, il 68% del Tesoro ora vale un miliardo, su 6,9 messi due anni fa.
Il blitz su Siena ricalca la misura che Bce tentò di imporre a tutte le vigilate l’anno scorso, e fu stoppata dal Parlamento Ue tra accuse di sconfinamento legislativo. Si saprà solo a fine gennaio, quando sono attese le comunicazioni Srep di altre banche italiane, se la “rondine” Mps avrà fatto primavera. Ieri dietro le quinte alcuni banchieri trasmettevano, oltre al fastidio di quest’altro inciampo nei rapporti con Vigilanza e mercato, una relativa serenità, dovuta al fatto che Mps è un unicum e non ci sarebbero decisioni “Srep” così drastiche altrove. Fa eccezione Carige, che fallì lo stress test estivo e su cui il governo ha aperto un ombrello da 4 miliardi. Ieri Mirko Sanna, responsabile banche per S& p, ha detto che il focus del 2019 sarà ancora il credito: « Resta molto da fare sui deteriorati che, malgrado sensibili miglioramenti, sono su livelli doppi alla media europea». Sanna esorta le banche italiane a tagliare «40 miliardi di Npe nei prossimi 18 mesi».
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