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Stretta a 360° contro gli evasori

Per uscire indenni dalla crisi pandemica, attenzione anche a non commettere illeciti fiscali: si è appena chiuso un anno che oltre per il Covid-19 lascerà il segno anche per l’entrata in vigore di un pesante inasprimento della materia penal-tributaria. Con la pubblicazione in G.U. della legge di conversione (n. 157/2019) al decreto fiscale 2020, dal 25 dicembre 2019 sono entrate in vigore consistenti modifiche al dlgs 74/2000, ovvero ai reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto.

Inversione di rotta. A quattro anni dal dlgs n. 158/2015, il legislatore è tornato a occuparsi del diritto penale tributario: si è detto addio all’era in cui il legislatore aveva deciso di ridurre, quantomeno per le fattispecie meno insidiose, le ipotesi in cui l’illecito amministrativo assumesse al contempo anche rilevanza penale, escludendo con il dlgs 158/2015 dall’ambito di operatività del reato di dichiarazione infedele le errate classificazioni e la violazione dei criteri di determinazione dell’inerenza, e al contempo innalzato notevolmente per tale reato le soglie di punibilità, facendole passare da 50.000 euro a 150.000 euro. Medesima sorte per l’omessa dichiarazione, il cui limite di punibilità era stato innalzato a 50.000 euro, per le fattispecie di omesso versamento di ritenute certificate e di Iva, che non integrano il reato se non si superano rispettivamente i 150.000 e 250.000 euro.

Inasprimenti sanzionatori. Il decreto fiscale 2020 si è caratterizzato innanzitutto per l’innalzamento drastico delle pene edittali e l’abbassamento di alcune soglie di punibilità. Per quanto riguarda la dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti (art. 2), la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3), i delitti di emissione di fatture fittizie (art. 8) e di distruzione o occultamento di scritture contabili (art. 10), la legge di conversione ha ribadito il severissimo aumento della pena, facendo passare la cornice edittale che pre-riforma era da 1 anno e 6 mesi a 6 anni di reclusione a: da 4 a 8 anni per il delitto di cui all’art. 2, e per lo speculare di cui all’art. 8; da 3 a 8 anni per quello di cui all’art. 3; e da 3 a 7 anni per quello di cui all’art. 10. Aumento sanzionatorio anche per l’omessa dichiarazione di cui all’art. 5, tanto per quella del contribuente quanto per l’omissione del sostituto d’imposta, con un range non più ricompreso tra l’anno e 6 mesi e i 4 anni di pena detentiva, ma che ora spazia da 2 a 5 anni: e la conseguenza è che si sono rese applicabili anche a questo reato, oltre ai predetti, le misure cautelari personali, compresa la custodia cautelare in carcere, dato che quest’ultima può essere disposta esclusivamente per i delitti, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.

Quanto poi al delitto di infedele dichiarazione di cui all’art. 4, gli interventi, seppur più contenuti, hanno comunque comportato un innalzamento della pena della reclusione, portando il minimo da 1 a 2 anni e il massimo da 3 a 4 anni e 6 sei mesi: se la custodia cautelare in carcere non sarà dunque applicabile; tuttavia, potranno trovare applicazione il divieto di espatrio, l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria, fino agli arresti domiciliari, sinora preclusi per gli indagati di tale reato, tenuto conto che l’art. 280 c.p.p. ne limita l’operatività a quando si procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a tre anni. Ancora, si sono abbassate le soglie di punibilità del reato intervenendo tanto sul valore dell’imposta evasa (da 150 mila a 100 mila euro) quanto su quello degli elementi attivi sottratti a imposizione (da 3 a 2 milioni di euro).

Un’ulteriore importante novità targata 2020 è rappresentata dall’inserimento nel dlgs 74/2000 dell’art. 12-ter, ovvero dall’applicabilità della confisca c.d. allargata o «per sproporzione» a determinati reati tributari (quelli previsti e puniti dagli artt. 2 «Dichiarazione fraudolenta mediante fatture per operazioni inesistenti», 3 «Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici», 8 «Emissione di fatture per operazioni inesistenti» e 11 dlgs n. 74/2000 «Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte»). Si tratta di quello strumento di ablazione, inizialmente disciplinato dall’art. 12-sexies dl 306/1992 e poi trasposto nell’art. 240-bis c.p., che è denominato «per sproporzione» proprio perché, pronunciata sentenza definitiva di condanna o di patteggiamento, consente la confisca su quei beni di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito o alla propria attività economica. Tale misura si differenzia dalla confisca «tradizionale» ordinata per quei beni che costituiscono il profitto o il prezzo dell’illecito fiscale: la confisca allargata dà al contrario rilevanza esclusivamente alla relazione tra la res e il condannato, così che, in ipotesi, potrebbe anche operare su beni che siano entrati nella proprietà del reo in modo legittimo e anche prima della commissione del reato, qualora, al momento in cui della pronuncia della sentenza, la provenienza risulti tuttavia ingiustificata e il valore sproporzionato per eccesso rispetto al reddito dichiarato ai fini delle imposte o all’attività economica esercitata.

Un’ancora di salvezza. Unico appiglio per evitare di essere sottoposti al processo penale, l’inasprimento operato dalla riforma è stato mitigato consentendo, anche per le fattispecie di dichiarazione fraudolenta (artt. 2 e 3 dlgs 74/2000), l’operatività della causa di non punibilità prevista dall’art. 13 comma 2 dlgs 74/2000, sino a oggi applicabile alle sole fattispecie di dichiarazione infedele (art. 4) e di omessa dichiarazione (art. 5). La legge 157/19 estende anche alla dichiarazione fraudolenta quanto contemplato dall’art. 13 comma 2 dlgs 74/00 per le meno gravi infedeltà dichiarative, ovvero la non punibilità del reato se i debiti tributari, comprese sanzioni e interessi, sono stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti, a seguito del ravvedimento operoso. Ma il pagamento deve essere spontaneo, e cioè intervenire prima che l’autore del reato abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo, nonché di procedimenti penali.

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