Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Stress test Quali sono gli istituti sull’orlo di una crisi di nervi

Notti prima degli esami. Domenica prossima l’esito dell’analisi incrociata tra Asset quality review e stress test , che darà vita all’Unione bancaria, con 128 istituti continentali che finiranno sotto il controllo diretto della Banca centrale europea (Bce), sarà pubblico. Promossi e bocciati, come in una grande Maturità d’Europa. Chi andrà avanti da solo, chi dovrà richiedere capitale ai soci e chi, infine, dovrà cercare alleanze con altre banche, fondendosi.
Gli amministratori delegati saranno ufficialmente messi al corrente in anticipo, tra mercoledì e venerdì, nel più assoluto riserbo. Poi, a mercati chiusi, le comunicazioni ufficiali.
Incroci
L’ Asset quality review è un processo di analisi puntuale degli attivi finanziari in carico alle banche. Un’analisi in profondità dei bilanci, a cura degli analisti tecnici della Banca centrale europea. Diversi sono gli stress test , delle simulazioni, in carico per di più all’Eba, l’Autorità indipendente del settore bancario, nata in seno all’Unione Europea, come suo organo, quindi con un peso politico non irrilevante. La differenza non è sottile.
Per capire bene il meccanismo in atto, va detto che i vincoli fissati con gli accordi di Basilea 3 diverranno pienamente operativi solo dal 2019. Oggi, rispetto agli standard richiesti con i patti di Basilea 2, si andrà a verificare l’ upgrade di un 20 per cento circa dei parametri richiesti. La differenza tra i due livelli non è sottile e lo si comprende pienamente valutando la patrimonializzazione di due banche quali la tedesca Commerzbank e l’italiana Intesa Sanpaolo che – a differenza della comune percezione dei sistemi Paese di Italia e Germania – evidenzia come la banca guidata da Carlo Messina sia in assoluto una delle più patrimonializzate e solide d’Europa. Cà de Sass in questi ultimi mesi si è caratterizzata per una applicazione molto severa e stringente delle norme richieste dalle autorità europee. Oggi, in casa Intesa, il delta esistente tra l’applicazione delle vecchie e delle future norme è di soli venti basis point : lo 0,20 per cento di differenza tra Basilea 2 e Basilea 3.
Cambiamenti
Il trend che guiderà le nuove banche formato europeo emerge come un fiume carsico ed è profondamente diverso dal passato, specie in Italia. I criteri che verranno applicati dall’Unione bancaria sono infatti più vicini a quanto s’è sempre fatto nelle banche del Nord Europa: l’impatto dell’ investment banking sarà ridotto e molta attenzione verrà riposta al credito. In questo settore, tipico delle banche commerciali italiane, il focus sarà poi spostato dalla qualità e dalla quantità delle garanzie offerte (come tipicamente avviene in Italia con ipoteche immobiliari di valore doppio rispetto all’immobile dato in garanzia), ai flussi di reddito attesi. Flussi di cassa contro garanzie, conto economico contro stato patrimoniale. Un doppio salto carpiato. Non sarà semplice.
Attese
Nelle ultime settimane la pr oduzione di analisi e studi si è moltiplicata. Le previsioni del tempo bancario sono diventate un’attività industriale. Difficile sottrarsi. Si è detto tutto e il contrario. Ora proviamo a giungere a una sintesi dei più importanti lavori, citando solo quello di Ubs, non fosse altro perché la banca svizzera è neutra per costituzione nazionale ed esclusione sia dall’euro che dall’Ue.
In Italia sembrano rischiare in quattro. Se la fila delle banche al sicuro è capitanata da Intesa e da Ubi (nella lista delle super-patrimonializzate c’è anche Mediobanca, spesso trascurata perché l’attività di CheBanca!, l’istituto retail del gruppo, è ancora minoritaria rispetto al complesso delle attività), tra coloro che potrebbero subire un richiamo da Francoforte ci sono Carige e Monte dei Paschi di Siena, per i quali sembra già pronto un nuovo aumento di capitale. Secondo alcuni, in secondo piano e solo per alcuni aspetti particolari, ci sarà attenzione anche il Banco Popolare e le due grandi banche popolari non quotate, Veneto Banca e Vicenza, oltre alla quotata PopSondrio. Al sicuro appare l’altra big italiana, Unicredit, nonostante qualche preoccupazione per le attività in Ucraina.
Su tutti gli istituti grava però il peso del momento d’osservazione. Fissato questo al 31 marzo scorso, come impattano più di sei mesi dopo i pesanti aumenti di capitale che tutte queste banche hanno realizzato nel corso del 2014? I soldi sono in cassa, i soci hanno già dato, molte attività sono state vendute, non è pensabile non considerare le variazioni intercorse da marzo nella patrimonializzazione delle banche italiane .
Estero
La Germania ha due grandi istituti di credito sotto la lente: Deutsche con rilevantissime attività in giro per il mondo e Commerzbank più nazionale e alle prese con qualche problema di bilancio. Ma soprattutto la Germania si regge su un sistema di banche regionali, le Landesbank , poco trasparente e dove l’influenza della politica locale potrebbe portare a situazioni di potenziale crisi. Per questo c’è molta attesa per vedere come saranno trattati gli istituti tedeschi bacchettati da madame Nouy.
In Spagna la situazione è simile. Due grandi banche, Santander e Bbva, entrambe con rilevanti attività all’estero, soprattutto in Sudamerica e una serie traballante di piccole e medie banche locali e casse di risparmio che sembrano incontrare problemi di patrimonializzazione.
La Francia di attori internazionali ne ha addirittura tre: Bnp, Crédit e SocGen. BnpParibas, la maggiore, che ha subito recentemente una multa da 8,83 miliardi di dollari da parte del Dipartimento di giustizia statunitense. Il fatto, non gradito, non ha comunque toccato il livello di solidità patrimoniale del gruppo, che ha 70 miliardi di euro di riserve. Il Crédit Agricole, che ha in portafoglio il 14,6 per cento del portoghese Banco de Espirito Santo, ha invece eliminato ogni possibile influenza dei problemi che affliggono il gruppo lusitano, con un write off da 708 milioni di euro e oggi procede senza timori. Un po’ come tutta la Francia, che si è messa di traverso alla Germania e che rivendica una solidità dei conti del credito che le Landesbank tedesche si sognano.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa