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Stress test, per il credito italiano scenari migliori della media Ue

Forse il più importante: si tratta dello stato di salute delle banche della Ue. L’Eba — l’Autorità bancaria europea — ha appena pubblicato le linee guida che utilizzerà per effettuare gli stress test (simulazioni sotto condizioni estreme) agli istituti di credito dell’Unione Europea, per verificarne la capacità di resistere a possibili choc esterni: annuncia sorprese. Saranno test seri, ma piuttosto duri per le banche britanniche e svedesi, non eccessivamente impegnativi per italiane e francesi, intermedi per le spagnole. Questo perché lo «scenario avverso» sotto il quale saranno condotti riscrive almeno in parte la geografia dei «solidi» e dei «deboli».
Per dire, lo stress test supporrà che una crisi farebbe perdere ai Btp decennali il 28% di valore nel 2014, il 19,2% nel 2015 e il 20,7% nel 2016; non poco, ma la cosa interessante è che anche i Bund tedeschi perderebbero parecchio: nei tre anni i loro prezzi scenderebbero del 19,6, del 14,2 e del 16,2%.
La authority guidata da Andrea Enria parte dallo scenario economico di riferimento 2014-2016 tracciato dalla Commissione Europea. A questo applica uno «scenario avverso» — cioè determinato da uno o più choc esterni — ipotizzato dall’European Systemic Risk Board, un organismo della supervisione finanziaria europea. Lo scenario avverso conduce a una deviazione dallo scenario di base: parte dalla possibilità di un rialzo dei tassi d’interesse globali amplificato da una fuga degli investitori verso lidi a basso rischio; verifica un deterioramento ulteriore del credito in Paesi con fondamentali economici deboli e banche vulnerabili; prende in considerazione il blocco delle riforme strutturali, la stabilità dei conti pubblici e i conseguenti allargamenti degli spread; analizza gli effetti della crisi sulla capacità di imprese e famiglie di accedere al credito.
L’impatto negativo di questo choc porta a un peggioramento del Prodotto lordo della Ue, rispetto allo scenario di base, del 2,2% nel 2014, del 5,6% nel 2015 e del 7% nel 2016. E così per disoccupazione, inflazione, tassi di mercato, prezzi degli immobili. Le variazioni sono poi articolate Paese per Paese. È in questa cornice che le 124 banche maggiori della Ue saranno sottoposte a un test per vedere come reagirebbero. In parallelo, gli uomini di Mario Draghi condurranno l’analisi dello stato patrimoniale degli istituti dell’eurozona. La somma dei check-up gemelli porterà a decidere quali banche sono solide, quali devono effettuare aumenti di capitale, quali andrebbero chiuse o fuse con altre.
Nel merito, lo scenario avverso prevede che la crescita italiana diventi negativa, con il Pil che peggiora rispetto allo scenario di base dell’1,5% nel 2014, del 2,8% l’anno seguente e del 2% nel 2016. Meno peggio sia della media della Ue sia dell’eurozona. E meglio della Germania, che nei tre anni vedrebbe un peggioramento rispetto all’andamento senza choc del 2,7, del 3,8 e dell’1,5%. Anche la Spagna e la Grecia avrebbero deviazioni inferiori di quelle tedesche. In termini di disoccupazione, l’aumento al 2016, rispetto alla base sarebbe dell’1,8% in Germania, del 2,4% in Italia, del 5,1% nel Regno Unito, del 4,5% in Danimarca. Nel settore immobiliare, in Italia la correzione al ribasso dei prezzi nel triennio sarebbe del 13,4%, decisamente meno del 20,8% della Germania, del 26,6% della Francia, del 29,2% della Gran Bretagna, del 29,1% della Svezia, del 24,9% del Belgio.
In autunno, al momento degli annunci dei risultati dei test dell’Eba e dell’analisi dei patrimoni delle banche condotta dalla Bce, a meno di eventi imprevedibili scopriremo che il sistema bancario europeo non è più ragione di crisi di sistema e che i rischi negli istituti dei Paesi mediterranei non sono necessariamente più alti che in Germania e nei Paesi nordici.
Non è strano che, in questa cornice, le banche greche, spagnole, italiane che devono prepararsi al check-up trovino investitori disposti a rafforzare il loro capitale. È che i mercati hanno colto la nuova geografia del rischio in Europa.

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