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Stress test internazionale per l’Italia

di Beda Romano

La manovra di finanza pubblica italiana, approvata rapidamente dal Parlamento venerdì scorso, sarà oggetto di un'attenta analisi da parte delle principali istituzioni internazionali. In un momento in cui in pericolo è la stabilità finanziaria dell'intero mondo occidentale, l'Italia è un anello cruciale per evitare il rischio contagio in Europa, e anche negli Stati Uniti.

La zona euro presuppone il controllo reciproco dei bilanci nazionali, e lo sconquasso finanziario ha reso questo controllo più significativo. Sia la Commissione europea a Bruxelles sia la Banca centrale a Francoforte valuteranno attentamente le misure di finanza pubblica. Ma non solo: la crisi greca ha mostrato che la competitività di un'economia è altrettanto importante. In questo senso, un'attenzione alle liberalizzazioni è prevedibile.

La manovra italiana prevede tagli alla spesa e aumenti fiscali per circa 45 miliardi di euro. Nel tentativo di rassicurare i mercati finanziari, preoccupati dall'elevato debito italiano, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha presentato un piano di riduzione del deficit che porti il disavanzo dal 3,9% del prodotto interno lordo nel 2011, al 2,7% nel 2012, all'1,5% nel 2013 e al pareggio nel 2014.

Spiegano gli economisti di Deutsche Bank in un recente rapporto: «In Italia, dove il governo dovrebbe riuscire a registrare un surplus primario pari allo 0,5% del Pil quest'anno, la stabilizzazione a breve termine del debito non è lontana». L'analisi delle istituzioni internazionali riguarderà prima di tutto gli aspetti strutturali della manovra per capire quanto le misure siano di lunga lena.

Nei giorni scorsi, il commissario europeo agli affari economici, Olli Rehn, ha dato una prima valutazione: «La Commissione – ha detto – sostiene questo sforzo serio di risanamento del bilancio, che è in linea con le esigenze europee, e di cui, monitoreremo l'attuazione». L'Italia, come altri paesi della zona euro, è oggetto di una procedura per deficit eccessivo.

Dopo l'estate, il consiglio dei ministri finanziari valuterà sia l'andamento della finanza pubblica dei singoli paesi nel 2011 che lo stato dei lavori in vista delle finanziarie per il 2012. La valutazione verrà fatta sulla base di un aggiornamento dell'analisi della Commissione. Successivamente, in novembre le autorità comuniterie pubblicheranno nuove previsioni economiche.

A Francoforte, la Bce non ha compiti istituzionali sul fronte dei bilanci nazionali. L'analisi dei conti è fatta a uso e consumo interno. Tutti i paesi vengono messi sotto la lente d'ingrandimento, e un rapporto viene preparato per il comitato esecutivo. Questo poi decide se e come pubblicarne un estratto. Ogni tre mesi, il bollettino mensile della banca riserva spazio all'andamento delle finanze nazionali.

Nel rapporto di luglio, la Bce ha ribadito la necessità di "azioni decise" sul fronte dei conti pubblici, notando come nelle ultime settimane «la paura di un contagio della crisi oltre alla Grecia, all'Irlanda e al Portogallo ha continuato a pesare sui mercati». Qualche giorno fa, commentando la manovra italiana, il presidente Jean-Claude Trichet ha definito le recenti misure «un passo nella giusta direzione».

Anche il Fondo monetario internazionale vorrà toccare con mano la manovra italiana, non fosse altro perché da Washington le preoccupazioni per la stabilità finanziaria mondiale sono cresciute negli ultimi tempi. L'Fmi afferma pubblicamente di temere che la crisi europea possa creare sui mercati dubbi e angosce sul debito dei grandi paesi occidentali, in primo luogo gli Stati Uniti.

In una relazione pubblicata il 12 luglio e relativa alla situazione italiana, il Fondo ha fatto capire che ridurre il deficit statale non è sufficiente: «I principali obiettivi di politica economica – ha spiegato l'Fmi – dovrebbero essere di continuare il risanamento per diminuire l'elevato debito pubblico, mantenere la stabilità finanziaria, e rafforzare la crescita economica grazie a riforme strutturali».

Lo sconquasso greco ha rivelato che la crisi del paese mediterraneo è da attribuire non solo a un debito elevato ma anche a un tessuto economico troppo rigido, dove gli oligopoli e le rendite di posizione hanno la meglio. In questo senso, è probabile che le analisi metteranno l'accento anche sulla bassa crescita dell'Italia e sulla necessità di liberalizzare l'economia, oltre che di ridurre il debito.

 

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