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Stress test in vista per i big inglesi

Crollo dell’economia nell’eurozona, caduta del prodotto interno lordo in Cina, prezzo del barile ai minimi e a seguire gli infiniti effetti collaterali di una nuova crisi globale. La Banca d’Inghilterra ha messo a fuoco lo scenario con il quale dovranno misurarsi le sette banche britanniche di prima grandezza nell’ambito del nuovo round di stress test.

L’esercizio toccherà a Barclays, Hsbc, Rbs, Lloyds, Santander, Standard Chartered e a Nationwide. Entro dicembre 2015 le sette banche dovranno dimostrare di poter mantenere il 4,5% di tier 1 core capital come già fatto lo scorso anno, ma dovranno anche superare un test ulteriore: rimanere al di sopra del 3% tier 1 capital leverege. Lo scenario di stress è molto diverso da quello del 2014 che per le banche inglesi era largamente concentrato sulla bolla immobiliare che minaccia il Regno. L’ipotesi di fondo era, infatti, un crollo dei valori del real estate del 35 per cento. Nel 2015 il quadro economico globale è mutato e la Banca centrale ha preferito immaginare condizioni molto diverse. La minaccia ipotizzata arriva da una co-azione euro-cinese ovvero dalla contrazione dell’economia dell’Unione europea del 2% per effetto delle turbolenze legate al caso Grecia, ma senza arrivare a ipotizzare l’uscita di Atene dalla moneta comune. Allo scossone sulle banche britanniche dal contraccolpo della crisi greca, la Banca d’Inghilterra ha voluto aggiungere una caduta dell’economia di Pechino dell’1,7%. Un calo improvviso del prodotto interno lordo capace di trascinare al ribasso i valori immobiliari di Hong Kong. L’istituto centrale inglese ha immaginato una contrazione di prezzi di edifici residenziali e commerciali del 40%. Uno scenario che colpisce soprattutto due istituti al centro del test: Standard Chartered e Hsbc che hanno rispettivamente il 59% e il 40% dei propri asset ponderati al rischio in Estremo oriente. Entrambe le banche lo scorso anno erano state “graziate” dai criteri definiti per un esercizio che si era voluto focalizzare principalmente sulle attività nel Regno Unito. Il focus sulla Cina deliberato ora le mette in primissima fila. Un passaggio che non ha innescato alcun esplicito commento né da parte delle banche, né dell’associazione di categoria, né, infine, dai mercati che non hanno reagito in alcun modo alla diffusione dei criteri adottati dalla BoE per il nuovo round di test. I sette istituti che si sottoporranno alla prova rappresentano il 70% del credito alle imprese e il 75 dei mutui immobiliari della Gran Bretagna. Per questo i regolatori hanno imposto agli “esaminandi” di dimostrare che anche in condizioni di estrema difficoltà come quella immaginata potranno essere in grado di estendere le linee di credito e i mutui del 10 per cento.

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