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Stress test al via, niente soglie di capitale

LONDRA
Nessuna nuova linea rossa sul capitale delle banche, nessuna (immediata) lista di buoni e cattivi del sistema creditizio Ue, ma una radiografia delle vulnerabilità del sistema nel mondo del dopo-crisi. European banking authority presieduta da Andrea Enria ha diffuso ieri la metodologia e lo scenario macro per gli stress test 2016 che cominciano ora per concludersi nel terzo trimestre dell’anno. La variazione rispetto al passato è significativa, archiviando la stagione delle ricapitalizzazioni e aprendo quella delle specifiche debolezze del banking Ue. Le ragioni vanno ricercate nell’essenza dell’esercizio stesso «che – ricorda il comunicato diffuso da Eba – mira ad essere misura di vigilanza i cui risultati saranno discussi con le singole banche nell’ambito del processo Srep ( supervisory review and evaluation processes)».
La decisione dell’Autorità nasce dalla mutata realtà del sistema bancario europeo rispetto al quadro del passato. In altre parole ai regolatori non pare più essenziale mettere l’accento sui requisiti di capitale medi, essendo questi ormai a livelli di relativa sicurezza. Il modello Eba 2016 misura pertanto l’impatto sistemico prodotto da shock economici capaci di mettere a nudo, invece, debolezze specifiche del settore.
Lo scenario avverso analizzato dall’Authority considera i quattro rischi sistemici che più minacciano la «stabilità del sistema bancario europeo». Si tratta di una precipitosa inversione dei premi di rischio globali aggravata dalla debole liquidità del mercato secondario; incertezza sulla redditività delle banche in un contesto di debole crescita nominale e sullo sfondo di aggiustamenti di bilancio insufficienti; timori per la sostenibilità del debito pubblico e privato non finanziario. Uno scenario, infine, aggravato dallo sviluppo dello shadow banking, amplificato dal rischio liquidità. Si tengono in considerazione le variabili legate ai prezzi delle materie prime, all’andamento del real estate, ma sarà valutato solo parzialmente l’impatto che produrranno i tassi d’interesse negativi sui bilanci degli istituti. I rischi considerati spaziano da quello di credito (cartolarizzazioni incluse) e di mercato, a quello sovrano, di finanziamento, e operativo-gestionale. La metodologia si basa su un balance sheet statica che esclude forme di attenuazione da parte delle banche con limiti sulle attività ponderate al rischio.
L’Eba considera quindi una massa importante di eventi capaci di determinare uno shock finanziario, sulla domanda interna ed estera con ripercussioni drammatiche per le prospettive di crescita. L’autorità bancaria infatti, immagina una deviazione dallo scenario di base previsto per il Pil dell’Ue che varia dal 3,1% ( 2016) al 7,1% (2018). Numeri che corrispondono a una recessione pari all’1,2% quest’anno e all’1,3% l’anno prossimo. Una fotografia che, se applicata alla sola Italia, si tradurrebbe in una contrazione del Pil del 5,9% in tre anni, una caduta della Borsa del 28,8% quest’anno e del 25% e più nel 2017.Il test coinvolgerà i 51 big del credito in Europa, pari al 70% del banking dell’Unione.

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