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«Stress test a rischio per dieci banche»

«No need to stress»: non c’è bisogno di stressarsi. Parla da sé il titolo del report di Mediobanca Securities sulla simulazione degli esami che la Bce sta conducendo sulle banche europee. Su 34 istituti presi in considerazione, 24 dovrebbero superare il cosiddetto comprensive assessment , cioè l’esame della qualità degli attivi (asset quality review o Aqr) combinato alla prova degli stress test. Saranno una decina a piazzarsi al limite o al di sotto dell’asticella fissata da Francoforte e soltanto Royal Bank of Scotland non passa in modo netto il test. 
In Italia, chi potrebbe avere qualche preoccupazione è il Monte dei Paschi di Siena, che potrebbe essere l’unica banca italiana a fallire, anche se di un soffio, i test sui requisiti patrimoniali. L’istituto guidato da Fabrizio Viola raggiungerebbe quota 5,4%, a fronte di un limite minimo del 5,5% limite che la Bce e l’Eba hanno fissato per il core tier 1. Mps non supera gli stress test, ma passa invece gli «Aqr», cioè la revisione dell’attivo attuale: Palazzo Sansedoni, sempre in base alla simulazione di Mediobanca Secirities, raggiunge il 10,7% a fronte di un minimo all’8 per cento. Nel caso in cui la Bce a metà ottobre dovesse effettivamente ratificare che il Monte non è in linea con i livelli patrimoniali richiesti, le conseguenze sarebbero minime: soltanto se si fallisci l’Aqr bisogna rimettersi subito in regola. Per gli analisti l’orizzonte entro cui valutare Mps si sta spostando sul 2016 in quanto nell’esercizio in corso l’istituto è atteso segnare perdite consistenti mentre nel 2015 si dovrebbe rivedere un utile, per quanto limitato a 100-200 milioni. Per il 2016 invece Mediobanca Securities si aspetta circa 500 milioni di profitti. Mediobanca Securities non è negativa su Mps, alla quale assegna un giudizio neutral, assieme a Bpm, ma è più positiva, tra le italiane, su Intesa Sanpaolo e Banco Popolare promossi a outperform. Mps ha comunque accusato il colpo in Borsa: il titolo ha perso l’1,44%, chiudendo a 1,16 euro, a fronte di un listino in calo dello 0,46 per cento.
Il quadro generale per le banche italiane è buono. Unicredit arriverebbe al 6,6%, Intesa Sanpaolo all’8,5 per cento. Nello scenario peggiore mancheranno 16 miliardi e di questi soltanto l’1% in Italia, a fronte di una quota del 13% in Spagna, del 9% per la Scandinavia e del 7% in Germania. La gran parte dei miliardi mancano nel Regno Unito (per il 71%), dove ha sede l’unica vera bocciatura sonora attesa al varco dei nuovi stress test che vengono svolti assieme alla revisione qualitativa degli asset: quella Royal Bank of Scotland. Non dovrebbero superare i livelli di capitale richiesti (il common equity tier 1 o Cet1 deve superare il 5,5%) anche Banco Popular (Portogallo), Commerzbank (Germania), Lloyds (Regno Unito), Danske (Danimarca) e Seb (Svezia). I tre istituti che si piazzano sul filo della bocciatura sono Caixa (Spagna), Nordea (Svezia) e Alpha (Grecia). Complessivamente Mediobanca Securities ha alzato la raccomandazione sulle banche Ue a outperform.
Tornando a Siena, sembra in salita la strada della Fondazione Mps che aveva posto come deadline l’11 settembre, data del consiglio di amministrazione della banca, per liberare due posti nel board per fare posto ai rappresentanti dei soci del patto di sindacati Btg Pactual e Fintech. All’ordine del giorno al momento non figurano le dimissioni dei consiglieri. Soltanto uno avrebbe dato la disponibilità, ma il buon esempio non sarebbe stato seguito da nessuno degli altri tre.

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