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Stress test, a rischio Mps e Carige

Risultati critici secondo la Bce, più completi (e positivi) per la Banca d’Italia. Saranno due realtà tendenzialmente diverse quelle che racconteranno gli esiti finali del Comprehensive assessment, l’esame della qualità dei bilanci bancari voluto dall’Eurotower. Ieri i vertici delle 130 banche europee coinvolte nell’indagine hanno ricevuto in via confidenziale – in due caselle di posta elettronica certificata create per l’occasione – dalla Banca centrale i risultati definitivi dell’Assessment.
La disclosure
I dati verranno forniti al pubblico domenica mattina, ma secondo i primi riscontri a una decina di banche italiane sono state imputate carenze di capitale (i cosiddetti shortfall) dalla Bce. Le tabelle di Francoforte sono tuttavia parziali. Perché non considerano tutte le misure di rafforzamento patrimoniale già realizzate nel corso del 2014, ma solo una parte di esse. Nel computo della solidità, Bce fa rientrare gli aumenti di capitale e la conversione in azioni di strumenti convertibili. Al contrario, ai fini della copertura degli shortfall, l’Eurotower non considera la rimozione di add-on, le cessioni di asset rilevanti o la validazione di modelli interni, che invece vengono riconosciute valide da Bankitalia. Una scelta, quella di Francoforte, che punta a garantire una omogeneità di giudizio a livello europeo, tralasciando misure patrimoniali che potrebbero avere un margine di discrezionalità, visto che sono il frutto di una valutazione delle singole autorità di vigilanza nazionale. Ma nello stesso tempo la scelta di Francoforte rischia di punire ingiustamente alcune banche (si pensi a Bpm che dalla rimozione degli add-on libera 180 punti circa di Cet 1) che comunque hanno fatto importanti passi in avanti sul fronte del patrimonio. Proprio per questo motivo le singole misure aggiuntive saranno parte integrante del piano correttivo che entro due settimane la banche italiane dovranno presentare alla Bce stessa, a cui comunque spetterà una valutazione e un’approvazione autonoma.
Le situazioni più delicate
A rischio, secondo i rumor che si inseguono tra Francoforte e l’Italia, sarebbero considerate dieci banche. Mps e Carige su tutte, e poi il plotone delle popolari, con la sola eccezione di Ubi. Fin qui, le banche destinate a uscire con qualche carenza di capitale in base agli stress test, tendenzialmente nello scenario critico, che assegna nove mesi di tempo per rimediare. Tuttavia, buona parte di esse dovrebbe ritrovarsi in sicurezza grazie alle misure già adottate ma non ancora computate dalla Bce. Morale, chi rischia di dover correre ai ripari dovrebbero essere, oltre al Monte e Carige, un paio di popolari di medie dimensioni: tra i nomi più ricorrenti nei rumor di mercato figurano quelli della Popolare di Sondrio, Creval, Veneto Banca e Pop Vicenza. Secondo il Wsj, a finire nel mirino della Bce sarebbero in totale 11 banche europee, di cui 4 italiane, per un fabbisogno complessivo di 13 miliardi.
Ieri intanto a esprimere le loro impressioni sugli esiti sono stati anche i vertici delle due principali banche italiane, Intesa Sanpaolo e Unicredit. «Abbiamo motivi per ritenerci positivi sul’esito dello stress test», ha detto il presidente del CdS di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli. Sulla stessa linea d’onda anche Federico Ghizzoni, ceo di Unicredit: «Siamo tranquilli», ha detto il manager.

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