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Stravolti gli adempimenti Iva

Un mese in più per pagare l’Iva. La proposta di direttiva sulla dichiarazione standard, approvata il 23 ottobre scorso dalla Commissione europea, potrebbe stravolgere il calendario domestico degli adempimenti, non solo riguardo ai termini di presentazione della dichiarazione, ma anche per quelli di versamento dell’imposta. Con prospettive interessanti per i contribuenti mensili. Andrebbe ovviamente in soffitta il modello Unico.

Sembrano queste le conseguenze ritraibili dalle modifiche e integrazioni delle disposizioni della direttiva Iva (2006/112/Ce del 28 novembre 2006) suggerite dalla commissione (si veda ItaliaOggi di ieri).

Presentazione della dichiarazione. Secondo l’art. 252 della direttiva Iva, come modificato dalla proposta della Commissione, la dichiarazione standard va presentata entro il termine stabilito dagli stati membri, che non può essere inferiore a un mese né superiore a due mesi a decorrere dalla scadenza del periodo d’imposta.

Il periodo d’imposta è fissato a un mese di calendario. Gli stati membri, tuttavia, autorizzano un periodo di tre mesi per i soggetti passivi con volume d’affari annuo non superiore a 2 milioni di euro, salvo che vi siano rischi di evasione o di frodi in casi specifici. Gli stati membri possono inoltre autorizzare periodi più lunghi in altri casi, purché di durata non superiore a un anno. Rispetto al testo vigente, le novità consistono, sostanzialmente:

– nella previsione secondo cui il termine di presentazione della dichiarazione non può essere fissato prima del decorso di un mese dalla fine del periodo d’imposta;

– in una disciplina più stringente della lunghezza del periodo d’imposta, che può arrivare fino a un anno «in altri casi», ma in via di principio deve corrispondere a un mese, oppure a tre mesi per i contribuenti minori (come sopra identificati).

Sul punto, la situazione domestica è alquanto disallineata anche per via dell’equivoco sul concetto di periodo d’imposta. Stando alle informazioni diffuse dalle istituzioni, l’Italia è l’unico paese in cui, pur prevedendosi il periodo fiscale mensile o trimestrale, non esiste la corrispondente dichiarazione Iva periodica, ma solo quella annuale. Tanto che, per poter rispettare (apparentemente) il vincolo che prevede la presentazione della dichiarazione, al massimo, entro due mesi dalla fine del periodo d’imposta, si è introdotta la comunicazione annuale dati. Difficilmente lo status quo potrebbe sopravvivere alle nuove disposizioni, sicché si dovrebbe (re)introdurre, come negli altri paesi Ue, la dichiarazione Iva mensile o trimestrale, da presentare nei termini fissati dalla direttiva, e, di conseguenza, sciogliere definitivamente la «convivenza» con le dichiarazioni ai fini delle imposte dirette.

Versamento dell’imposta. In materia di termini di versamento, le novità emergono con maggiore immediatezza. Il vigente art. 206 della direttiva stabilisce che ogni soggetto passivo deve pagare l’importo nello dell’Iva dovuta al momento della dichiarazione (periodica); tuttavia, gli stati membri possono stabilire un’altra scadenza per il pagamento di tale importo, oppure riscuotere acconti provvisori. Nel testo proposto dalla commissione, si prevede che il pagamento dell’imposta debba effettuarsi «al momento della presentazione della dichiarazione Iva standard prevista dall’articolo 250 o in ogni caso alla scadenza del termine entro cui la dichiarazione Iva standard deve essere presentata». Non è più contemplata la possibilità per gli stati membri di fissare altre scadenze. Se questo dovesse essere il nuovo quadro vincolante, la sola possibilità per l’Italia di mantenere ferma la scadenza dei versamenti Iva al giorno 16 è quella di fissare a tale giorno anche il termine per la presentazione della dichiarazione periodica. Peraltro, il termine di presentazione della dichiarazione (e, di conseguenza, di versamento dell’imposta), non potrebbe essere fissato al giorno 16 del mese successivo al periodo fiscale di riferimento, ostandovi l’art. 252 della direttiva, che, come si è visto, non permette di fissare il temine prima del decorso di un mese dalla fine del periodo fiscale, ma dovrebbe essere fissato al giorno 16 del secondo mese successivo (come avviene oggi per i trimestrali). Pertanto, i contribuenti mensili guadagnerebbero un mese di tempo per il pagamento dell’imposta.

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