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Strasburgo boccia il budget

Il Consiglio europeo di oggi e domani doveva essere un vertice banale, di transizione tra quello di dicembre, dedicato all’unione bancaria, e quello di giugno riservato all’approvazione dei programmi di stabilità. In realtà, il dibattito sul futuro dell’austerità dominerà le discussioni, in un contesto politico reso ancor più incerto da un voto del Parlamento che ha confermato di voler modificare il bilancio comunitario 2014-2020 messo a punto dal Consiglio in febbraio.
«Il negoziato di preparazione del vertice si è concentrato sul significato da dare al risanamento di bilancio compatibile con la crescita – spiega un diplomatico europeo -. Come in passato, il confronto è stato tra coloro che insistono per una politica di austerità, preoccupati dal rischio di instabilità finanziaria, e coloro che guardano con timore all’aumento della disoccupazione, alle tensioni sociali, e chiedono nuovi margini nella gestione della spesa pubblica». L’Italia è tra questi ultimi.
Nel canovaccio delle conclusioni, che verrà presentato questa sera ai 27 leader nazionali dell’Unione, si mette l’accento sulla necessità di trovare un giusto equilibrio tra tagli alla spesa e aumenti delle imposte; di perseguire una politica che associ risanamento di bilancio e crescita dell’economia; di dare spazio agli investimenti produttivi, secondo le regole del Patto di Stabilità. Alcuni governi vorrebbero che il comunicato parli anche genericamente di misure di breve termine per aiutare la congiuntura e l’occupazione.
Quest’ultima possibilità non piace ad alcuni paesi, che temono possa nascondere la creazione di nuovo debito. Parlando ieri a Strasburgo, il presidente della Commissione José Manuel Barroso ha però dato il suo avallo: «Abbiamo bisogno – ha detto – di misure di breve periodo per rafforzare le prospettive di crescita». Dal canto suo, l’Italia sta insistendo perché le conclusioni del vertice considerino la possibilità di escludere investimenti pubblici dal calcolo del deficit.
L’idea è prevista dalle regole europee. La stessa Commissione sta preparando linee-guida per i paesi che hanno un deficit sotto al 3% del Pil (come l’Italia nel 2012). Se questa menzione fosse confermata, dice un diplomatico europeo, sarebbe «la ripetizione di quanto già deciso». Eppure, in un momento difficile – i disoccupati nell’Unione sono 27 milioni e le misure europee a favore della crescita decise nel 2012 tardono a essere adottate – l’idea assume per alcuni paesi un’importanza particolare.
C’è di più. In un contesto politico che a Roma è ancora drammaticamente incerto, il presidente del Consiglio Mario Monti è alla ricerca di risultati che possano essere utilizzati dal suo governo in patria. Inoltre, la diplomazia italiana sa che la presa di posizione conterrà inevitabilmente una ambiguità utile in futuro per permettere, per esempio, di escludere il calcolo degli investimenti nel deficit anche per i paesi con un disavanzo sopra al 3% del Pil.
Le conclusioni permetteranno a tutti i 27 di essere confortati nelle loro convinzioni. In particolare, Spagna e Francia potranno sperare di avere più tempo per ridurre il proprio deficit (peraltro, in un rapporto pubblicato ieri, Marco Buti, il direttore affari economici della Commissione, ha difeso la strategia di Bruxelles, ricordando che prende in considerazione gli alti e bassi del ciclo). Su questo fronte, non mancherà poi la pressione del Parlamento europeo che da tempo chiede una politica più accomodante.
Proprio ieri l’assemblea ha approvato una risoluzione con la quale ha bocciato la proposta di bilancio 2014-2020 messa a punto dai 27. Il risultato del voto era atteso. Parlamento e Consiglio dovranno ora negoziare un difficile compromesso. Tra le altre cose i deputati chiedono che il denaro possa essere spostato da una posta all’altra a seconda delle circostanze economiche. Sullo sfondo del vertice dominerà anche la crisi cipriota, oggetto di un Eurogruppo straordinario domani pomeriggio.

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