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Strappo in Borsa, scommesse sul rilancio

Il senso industriale c’è, le potenzialità di una ulteriore crescita del gruppo (in Borsa e sui mercati asiatici) pure, ma il prezzo offerto da Chem China per delistare il gruppo Pirelli non convince del tutto. Sembra questo, in estrema sintesi, il giudizio del mercato sul grande riassetto che ridisegnerà il libro soci della Bicocca consegnando il controllo al socio cinese. Nel primo giorno di contrattazioni dopo l’annuncio ufficiale dell’intesa, che ha visto Lazard assistere Pirelli e Rothschild e lo studio Pedersoli vicino a Chem Chiana, le azioni Pirelli hanno chiuso sopra i 15 euro per azione che saranno offerti dalla cordata italo-russo-cinese: un chiaro segnale, supportato dai giudizi degli analisti, che le potenzialità derivanti dallo spin-off degli pneumatici “industrial” dalla divisione “premium” per auto e moto e la speculazione su una contro-offerta consigliano, almeno per il momento, di scommettere sul titolo.
Le azioni ordinarie hanno chiuso le contrattazioni a 15,5 euro con un rialzo dell’1,77% e con volumi pari al 4,5% del capitale, mentre le risparmio (su cui verrà lanciata una uguale offerta a 15 euro) sono salite del 3,3% a 15,7 euro con scambi pari all’11% circa del capitale risparmio. In proposito, però, occorre notare che l’offerta vera e propria scatterà dopo l’estate e soprattutto dopo lo stacco del dividendo 2014 (che sarà proposto dal cda di Pirelli del prossimo 31 marzo)e che verrà incassato prima dell’eventuale adesione all’opa. Lo scorso anno la cedola era stata di 0,32 euro per le ordinarie e di 0,39 euro per le risparmio. Ma le stime si spingono fino a 0,5 euro per azione.
Rilancio o contro-opa? Più la prima ipotesi secondo gli addetti ai lavori che, alla luce dei primi calcoli, hanno iniziato a rivedere le valutazioni di Pirelli. Tra queste Credit Suisse che valorizza 20 euro per azione una Pirelli focalizzata sui pneumatici premium e assegna un ulteriore upside di 2,1 euro per azione all’alleanza nel settore camion. Da Mediobanca, invece, lo spin off dei pneumatici industrial si traduce in un potenziale rialzo del 5%, tanto da portare il loro prezzo obiettivo a 16 euro. Come dire, il mercato sembra deciso ad esplorare bene le varie opzioni prima di consegnare i titoli a 15 euro per azione. È altrettanto vero – si fa notare – che secondo alcune stime di mercato circa il 50% del capitale di Pirelli è in carico a 6-8 euro per azione e metà del flottante dovrebbe avere una media di prezzi di carico pari a 12,5 euro. Dunque il valore dell’opa garantirebbe laute plusvalenze. L’attesa è dunque che almeno nello storico azionariato della Bicocca si vada verso l’adesione. Il libro soci oggi vede la famiglia Malacalza Investimenti al 7%, Edizione srl al 4,6%, Mediobanca al 4,1% e i fondi Harbor International fund e Fil Limited rispettivamente al 5,1% e al 2%. La famiglia ligure ha già fatto sapere di essere intenzionata a non consegnare i titoli all’Opa. E tecnicamente la loro quota è comunque sufficiente a diventare un potere di veto sul delisting del gruppo della Bicocca. Per perfezionarlo, infatti, serve il 95%. L’adesione della famiglia Benetton sembra invece probabile, dato che ha già impegnato il 3% di Pirelli nel 2013 a servizio di un bond convertibile a 13,85 euro per azione. Dunque il percorso di uscita era stato già avviato e con ogni probabilità la quota dell’1,6% ancora “libera” potrebbe essere consegnata. Infine Mediobanca, storicamente vicina alla Pirelli, titolare del 4,1%. Ma anche per piazzetta Cuccia l’impressione è che, alla luce della strategia di smobilizzo delle quota nei vecchi patti di sindacato, il pacchetto possa finire tra le adesioni. Resta da capire l’atteggiamento del fondo Harbor, salito oltre il 5% in Pirelli dal 3,944% a gennaio scorso. Harbor era entrato in modo consistente nel capitale di Pirelli a dicembre 2013 rilevando buona parte delle quote detenute dalle Assicurazioni Generali. Dunque con ogni probabilità i 15 euro offerti dalla cordata italo-russo-cinese garantisce già laute plusvalenze.

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