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Strappo d’autunno di tassi e spread, si torna al dopo Brexit

Torna a crescere la volatilità sui mercati del reddito fisso e il differenziale di rendimento tra il Btp decennale italiano e il Bund tedesco, in tensione da alcuni giorni, raggiunge i 157 punti base, un massimo che non veniva toccato dal giugno scorso quando, subito dopo la Brexit, lo spread si impennò fino a 160 punti. In corrispondenza della nuova soglia di spread il rendimento del Btp a dieci anni raggiunge invece l’1,75%, un livello che non si vedeva dallo scorso febbraio.

Tende dunque a oscurarsi il quadro di relativa stabilità che si era instaurato negli ultimi tre mesi, quando — era il 16 di agosto — lo spread raggiunse un minimo di periodo a 115 punti in corrispondenza del quale il rendimento del Btp decennale si fermava all’1,11%. A partire da quella data si è assistito a un lento ma costante incremento del differenziale con il Bund e del rendimento del Btp, che si è si trasformato in un vero e proprio strappo nel corso degli ultimi giorni. Il 21 ottobre scorso, appena dieci giorni fa, lo spread viaggiava ancora intorno ai 140 punti base. L’incremento di ieri, sette punti in una sola seduta, pari a una variazione del 4,2% rispetto ai 150 punti della seduta precedente, desta dunque apprensione. «Non vedo in ogni caso il ritorno di un movimento speculativo sul debito pubblico italiano», precisa Antonio Mauceri, amministratore delegato di Augustum Opus Sim, una società di asset management. «Credo piuttosto che ci sia un generale riposizionamento degli operatori sui tassi di interesse a lunga scadenza del debito pubblico europeo, un adattamento che riguarda anche il Bund tedesco. E questo perché le minacce deflazionistiche sono percepite come meno vicine. Non dimentichiamo, poi, che una lenta normalizzazione del livello dei tassi di interesse è nell’aria ormai da un po’ di tempo», conclude. La giornata è stata caratterizzata da nervosismo su tutti i mercati, anche azionari, e Piazza Affari, in calo come tutte le altre Borse europee, lascia sul terreno l’1,32%, tornando sotto il livello dei 17 mila punti.

I nuovi sondaggi che danno Donald Trump a un’incollatura da Hillary Clinton nelle presidenziali americane della settimana prossima hanno favorito secondo gli analisti un alleggerimento delle posizioni su tutti gli attivi più rischiosi, dunque anche sul debito pubblico italiano. Gli operatori spiegano che chi è «lungo» (posizione di acquisto) di titoli del debito pubblico dei Paesi periferici dell’euro, in questo momento ha tutto l’interesse ad alleggerire la posizione sui Btp italiani che da inizio anno hanno guadagnato il 10,3% considerando l’apprezzamento in conto capitale. Pesa su questa scelta da un lato l’incertezza sull’esito del referendum italiano e dall’altro la ritrovata governabilità della Spagna, che è comunque un Paese in crescita economica sostenuta. La distanza tra Italia e Spagna nello spread contro il Bund si è fortemente ampliata in questi giorni. I Bonos hanno chiuso ieri a 119 punti base, con un rendimento dell’1,29%, quasi mezzo punto percentuale in meno rispetto alla soglia raggiunta dai Btp.

Marco Sabella

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