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Strappo con Bruxelles “Lo Stato intervenga se il mercato fallisce”

È il Visco che ti aspetti, quello che avversa il modo in cui l’Europa sta gestendo la costruzione dell’Unione bancaria, fin qui «irregolare e incompleta». Dal pulpito delle Considerazioni finali il governatore della Banca d’Italia ha sfoderato l’armamentario di critiche e di caveat che produce da qualche anno: contro il modo in cui è stato applicato il principio del “salvataggio interno” (bail in), che sposta dai contribuenti a soci e obbligazionisti bancari il suo costo; contro il crescente e occhiuto ruolo della Commissione europea in materia di aiuti di Stato, che ha impedito – nel 2015 horribilis delle banche italiane – sia il salvataggio senza traumi dei quattro istituti del Centro Italia (Banca Marche, Etruria, Cariferrara, Carichieti), sia «l’ipotesi di istituire una società per la gestione dei crediti deteriorati delle banche italiane». La bad bank.
A qualche osservatore non ufficiale Visco è sembrato come quei generali che si ostinano a cercare di vincere la battaglia precedente. Ma i tempi che corrono per le banche non sono più facili di quelli passati. Con i dissesti ordinati delle due ex popolari Vicenza e Veneto Banca in corso, e con il dossier Mps tutto da squadernare, è possibile che il governatore abbia anche cercato di mettere in guardia Bruxelles, Francoforte o altri avversari dell’Italia creditizia da altri “sgambetti” al sistema domestico. Tra l’altro, le norme del 2015 (Unione bancaria e vigilanza diretta della Bce, direttiva Brrd sul bail in, e il sempre più implacabile controllo preventivo delle norme sugli aiuti di Stato) hanno ridotto grandemente il ruolo di “moral suasion” di Via Nazionale sul risiko bancario, in un momento topico. E pochi sul mercato credono che Mps possa essere “sistemata” senza un intervento, se non pubblico, almeno “corale”.
«Si è pressoché annullata la possibilità di utilizzare risorse pubbliche, nazionali o comuni, come strumento di prevenzione e gestione delle crisi bancarie», ha detto Visco. «L’esperienza internazionale mostra invece che, a fronte di un fallimento del mercato, un intervento pubblico tempestivo può evitare una distruzione di ricchezza, senza necessariamente generare perdite per lo Stato, spesso producendo guadagni. Andrebbero recuperati più ampi margini per interventi di questo tipo, per quanto di natura eccezionale». È antica la polemica sui salvataggi bancari in Germania, Olanda, Spagna, Irlanda, Gran Bretagna, con dispendio pubblico di centinaia di miliardi poco prima che le direttive Ue lo vietasse. Anche se va aggiunto (è il senso di quell’avverbio “pressoché”) che la Brrd contiene un articolo che consente di derogare al bail in per limitare il rischio sistemico, previa liquidazione di una banca e intervento di uno Stato che sovverte l’ordine degli stakeholder chiamati a pagare il primo 8% di perdite sul passivo. Una revisione della Brrd, norma che pure l’Italia ha votato, non sembra invece prevista, come disse Mario Draghi a febbraio. Viceversa, una nazionalizzazione bancaria costerebbe bei miliardi che l’Italia oggi non ha. A “salvare” le due banche venete – utilizzando almeno metà dei 4,25 miliardi stanziati sarà il fondo consortile privato Atlante; ma difficilmente avrà capienza adeguata per i prossimi casi, o per giocare un ruolo forte nello smaltimento degli 83 miliardi di insolvenze che le banche italiane faticano a ridurre malgrado le molte cure del governo, tra cui l’istituzione delle garanzie del Tesoro (Gacs) per le sofferenze da impacchettare e rivendere a operatori istituzionali. «Un’interpretazione rigida della normativa sugli aiuti di Stato, poco attenta alla stabilità finanziaria – ha detto Visco sul tema – ha ostacolato l’ipotesi di istituire una società per la gestione dei crediti deteriorati delle banche italiane». Quella trattativa, durata un anno e conclusa partorendo il topolino delle Gacs, accomuna nel critico ricordo Tesoro e Bankitalia. Non è l’unico rilievo per la commissaria danese Margrethe Vestager e la sua Direzione generale della concorrenza, che con l’ossessione degli aiuti di Stato dai tempi dei Monti bond Mps ha fatto penare vari banchieri domestici. Compreso Roberto Nicastro, presidente delle quattro “good bank” salvate a novembre con intervento pasticciato che ha riportato l’instabilità nel sistema. Così ieri Visco a riguardo: «La posizione assunta dalla Commissione esclude l’uso, a fini preventivi e di ordinata gestione delle crisi, degli schemi di assicurazione obbligatoria dei depositi, sebbene tali fondi siano di natura privata; l’efficace conduzione dei processi di risanamento richiederebbe invece l’utilizzo di tutti gli strumenti a disposizione. Non vi è motivo per considerare come impropri aiuti di Stato iniziative che contribuiscono a correggere fallimenti del mercato senza ledere la concorrenza». Salvare le quattro banche con il Fondo obbligatorio era l’idea iniziale del ceto bancario italiano: ma la natura obbligatoria di quel prelievo ha creato veti a Bruxelles, e forzato a una soluzione in extremis, che ebbe i due torti di azzerare 340 milioni di bond di piccoli clienti, e di accettare di svalutare dell’82% di 8,5 miliardi di sofferenze. Quel precedente scoraggia ora le altre banche dal cedere 83 miliardi di loro insolvenze.

Andrea Greco

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