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Strada in salita per chi vuole opporsi alle contestazioni del Fisco

Procedura per opporsi alle contestazioni del Fisco sempre più articolata. Dopo le modifiche alla disciplina del contenzioso tributario apportate dalle due manovre della scorsa estate (dl n. 98/2011 e dl n. 138/2011) sono infatti lievitati gli adempimenti a carico di contribuenti e difensori abilitati che intendono cimentarsi nella predisposizione di un ricorso presso Ctp e Ctr.

Dall’obbligo di indicazione della casella di posta elettronica certificata del difensore alla necessità di determinare e versare il contributo unificato a scaglioni, dall’onere di indicare il valore della lite nella parte conclusiva del ricorso fino alla compilazione della nota di deposito del ricorso.

Un vero e proprio slalom normativo con rischio di sanzioni o problemi di ordine procedurale in caso di errori o omissioni. Una mole di adempimenti che, anche alla luce delle novità in materia di accertamento esecutivo e della tempistica non sempre rapida per l’ottenimento della sentenza definitiva (specie se la controversia finisce in Cassazione), rischia di rendere meno «conveniente» il ricorso del contribuente alla magistratura tributaria, con evidente vantaggio a favore delle soluzioni deflative delle liti fiscali.

In questo contesto, peraltro, si inserisce anche il debutto del reclamo e della mediazione, operativo (e obbligatorio) dallo scorso 2 aprile per le cause con l’Agenzia delle entrate di valore fino a 20 mila euro.

Ecco in dettaglio i nuovi step formali gravanti sui contribuenti (si veda la tabella in pagina).

Contributo unificato. L’articolo 37 del dl n. 98/2011 ha introdotto nel processo tributario il contributo unificato, già vigente nell’ambito del processo civile e amministrativo. Il contributo, determinato in misura proporzionale al valore della controversia, ha sostituito l’imposta di bollo precedentemente dovuta e si applica ai ricorsi notificati a partire dal 7 luglio 2011. Come chiarito dalla circolare n. 1/DF/2011 del Dipartimento delle finanze, quindi, sono soggetti al contributo unificato tutti gli atti introduttivi di nuovi giudizi (di primo grado, di appello e di esecuzione). Il pagamento, a norma dell’articolo 192 del dpr n. 115/2002 (Tusg), può essere effettuato presso l’agente della riscossione, per mezzo del modello F23, presso gli uffici postali o in tabaccheria.

Obbligo di indicazione Pec e maggiorazione. L’articolo 13, comma 3-bis del citato Testo unico sulle spese di giustizia, più volte ritoccato sia dall’articolo 37 del dl n. 98/2011 sia dall’articolo 2 del dl n. 138/2011, stabilisce che nel contenzioso tributario il contributo unificato è aumentato del 50% laddove il difensore non indichi il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (ai sensi del nuovo comma 1-bis dell’articolo 16 del dlgs n. 546/1992). La maggiorazione scatta anche qualora la parte ometta di indicare il proprio codice fiscale nel ricorso. Come chiarito dal Df, il rincaro si applica solo al primo atto del procedimento e non anche a tutti gli altri documenti soggetti al contributo (riassunzione della causa, istanza di revocazione, motivi aggiunti ecc.). Tuttavia, è stato precisato dalle Finanze come, trattandosi di una sanzione amministrativa, la mancata indicazione della Pec e del codice fiscale possa essere sanata tempestivamente dalla parte «previa apposita richiesta, anche informale, della segreteria della commissione tributaria competente» con il deposito di un atto contenente le indicazioni mancanti. In tale ipotesi non è necessario che la correzione venga notificata alla controparte.

Indicazione valore della lite. Un altro passaggio sul quale il contribuente che intende ricorrere deve prestare la massima attenzione è l’obbligo, previsto dal nuovo comma 3-bis dell’articolo 14 del Tusg, di indicare il valore della controversia nella conclusione del ricorso. L’articolo 12, comma 5 del dlgs n. 546/1992 prevede che il quantum del contendere sia calcolato prendendo come riferimento il solo tributo preteso, al netto di sanzioni e interessi (se la causa riguarda le sole sanzioni, ovviamente il valore è costituito da queste ultime).

La mancata indicazione del valore della causa non comporta il rigetto del ricorso, bensì l’applicazione del contributo unificato in misura massima, ossia pari a 1.500 euro. La novità, prevista con il dl n. 138/2011, si applica a partire dal 17 settembre 2011.

Nota di iscrizione a ruolo. Con la manovra-bis (articolo 2, comma 35-quater, lettera c] del dl 138/2011) è stato introdotto il nuovo obbligo di depositare, congiuntamente al ricorso, anche la nota di iscrizione a ruolo. All’atto di costituzione in giudizio deve pertanto essere allegato il documento con cui si chiede di inserire il ricorso tributario nel registro generale dei ricorsi (Rgr). L’adempimento, anche questo in vigore dal 17 settembre 2011, va effettuato utilizzando i modelli approvati dalla Direzione della giustizia tributaria del DF e disponibili sul sito web istituzionale.

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