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Stp, queste (quasi) sconosciute

Crescita costante per le srl, sostanziale stabilità per le cooperative, modello sostanzialmente inutilizzato quello delle società fra professionisti. Sono ulteriori considerazioni traibili dall’analisi societaria dell’ultimo lustro

Società fra professionisti: praticamente insistenti. Coloro che svolgono una professione intellettuale protetta possono costituire una società avente a oggetto l’esercizio in via esclusiva di una attività professionale (dottori commercialisti, consulenti del lavoro, ingegneri, architetti, medici, psicologi, agronomi, veterinari ecc.). Le società tra professionisti non possono, invece, avere per oggetto l’esercizio di attività professionali non organizzate in ordini e collegi. La Stp, in altri termini, può essere costituita solo da chi svolge una professione intellettuale protetta ed è iscritto a ordini, albi o collegi o possiede un titolo di studio abilitante, a tal fine, in altro stato Ue. I soci possono essere sia professionisti che soggetti non professionisti chiamati, questi, a svolgere prestazioni tecniche o a partecipare quali soci investitori, anche società.

Il tipo societario è disciplinato dall’art. 10 della legge 183/2011 e regolamentato dal dm 8/2/2013 n. 34. La Stp non costituisce una tipologia di società a se stante ma assume una delle vesti societarie previste dal codice civile (ss, snc, sas, srl, spa o cooperativa). Essa può assumere anche la veste di srl o spa unipersonale, ma non di srl semplificata.

La Stp può essere costituita anche per l’esercizio di più attività professionali, ossia una società tra professionisti «multidisciplinare», per l’esercizio di diverse professioni protette, con la presenza di soci iscritti ai rispettivi albi professionali.

Nonostante l’assoluta libertà delle forme, tali società non sembrano però avere avuto particolare successo. Le società iscritte al registro delle imprese, infatti, erano 158 a fine 2015 e sono 168 a fine 2020, di cui solo 136 le attive. Un numero estremamente esiguo in relazione al numero dei professionisti (stimabili in oltre un milione) che tecnicamente dal 2012 potevano farvi parte.

Crescita costante delle srl. La tipologia societaria più utilizzata in Italia resta quella della srl ordinaria. Escludendo le srl unipersonali, a livello aggregato (ancora una volta ricomprendendo attive, inattive, in liquidazione e sottoposte a liquidazione concorsuale) l’evoluzione di tale tipologia societaria risulta estremamente rilevante.

Fra il 2016 e il 2020, abbiamo una crescita di oltre 100 mila società. Si passa dalle 1.212.510 società iscritte al registro imprese al 31 dicembre 2015 alle 1.321.715 di fine 2020, con un aumento di oltre il 9%. Alla base di detto incremento si celano probabilmente, oltre alla scelta autonoma di detta forma societaria per la maggior parte delle iniziative imprenditoriali di nuovo conio, anche molte trasformazioni progressive da società di persone in società di capitali, oltre a qualche trasformazione regressiva da spa ad srl.

Cooperative sostanzialmente stabili. In leggero regresso, ma con numeri sostanzialmente stabili, risultano invece le cooperative. Escludendo le cooperative sociali, per esse si passa, sempre su base aggregata, dalle 129.844 coop iscritte al registro delle imprese nel 2015 alle 126.494 del 2020.

Quindi la discesa è del 2,6%. Un po’ più ampia risulta la riduzione dei consorzi che (nel complesso) passano dai 22.132 del 2015 ai 20.877 del 2020 (discesa di circa il 6%), mentre sostanzialmente stabili risultano le società consortili a responsabilità limitata, che passano dalle 10.040 del 2015 alle 9.879 del 2020. In forte crescita, invece, risultano i contratti di rete dotati di personalità giuridica che passano dai 289 del 2015 ai 979 del 2020.

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