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Stp, professionisti in società

Le società di capitale aprono le porte ai professionisti. Il regolamento, in attuazione della delega contenuta nella più articolata riforma degli ordini (legge 183/11 e poi legge 27/12), infatti, dopo una lunga gestazione è stato firmato dai due ministri di riferimento (attività produttive e giustizia) a inizio febbraio e registrato nei giorni scorsi dalla Corte dei conti. Riflettori puntati sulla Gazzetta Ufficiale quale ultimo passaggio prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina. Ma sarà questo uno strumento in grado di rilanciare il comparto dei servizi professionali? Il giudizio non è unanime. Fermo restando che il regime fiscale e quello previdenziale non sono stati disciplinati (per mancanza di copertura normativa) e rappresentano quindi delle incognite non prive di problemi pratici, le future Stp sono state caldeggiate principalmente dalle professioni tecniche e viste con scetticismo da quelle dell’area economico contabile mentre avvocati e notai ne restano esclusi. Ma vediamo meglio di cosa si tratta.

Le ragioni del legislatore. Dalla relazione illustrativa al decreto interministeriale emerge come, ancora una volta sul tema, sia stata l’Ue a spingere per un’evoluzione normativa. Non a caso si legge che «le professioni, sia a livello comunitario che internazionale, vengono ascritte fra le attività produttrici di servizi, e quindi, sia pure in una prospettiva allargata, vengono inquadrate fra quelle attività economiche e produttrici di ricchezza rispetto alle quali si pongono le esigenze di unificazione dei mercati e di abbattimento delle barriere protettive frapposte dalle legislazioni nazionali. La concorrenza richiede una struttura organizzativa e una dotazione di mezzi di cui difficilmente il professionista individuale può disporre».

Le future Stp. La disciplina, rivisitata anche sulla scorta delle osservazioni del Consiglio di stato, prevede modelli societari improntati su criteri di massima trasparenza per i soci (professioni e non), un preciso regime di incompatibilità per la partecipazione a più società ma anche un regime disciplinare direttamente correlato ai settori di attività dei soci. Il regolamento precisa infatti che la società risponde delle violazioni delle norme deontologiche dell’ordine al quale è iscritta e che la società multidisciplinare sarà iscritta presso l’albo o il registro dell’ordine individuato «come principale nello statuto o nell’atto costitutivo», salvo i casi in cui i professionisti «non connotino un’attività dell’ente in misura prevalente», giacché in questi casi «resta aperta l’opzione di una plurima iscrizione con conseguenti regimi concorrenti» (si veda anche la tabella in pagina). Precisi obblighi informativi restano in capo alle società: sul diritto di chiedere che la prestazione sia eseguita da uno o più professionisti scelti; sull’esistenza di possibili conflitti di interesse tra cliente e società; sui titoli e le qualifiche dei soci professionisti.

L’iscrizione delle Stp all’albo. Le società tra professionisti, oltre che alla Camera di commercio, devono essere iscritte in una sezione speciale degli albi o dei registri tenuti presso l’ordine o il collegio professionale di appartenenza dei soci. La società multidisciplinare, invece, deve essere iscritta all’ordine relativo all’attività individuata come prevalente. La domanda va presentata corredata dalla seguente documentazione:

a) Atto costitutivo e statuto della società in copia autentica

b) Certificato di iscrizione al registro delle imprese

c) Certificato di iscrizione all’albo, elenco o registro dei soci professionisti che non siano iscritti presso l’ordine o il collegio cui è rivolta la domanda.

Il diniego di iscrizione o di annotazione per mancanza di requisiti può essere pronunciato solo dopo che il legale rappresentante della società sia stato invitato a fornire al consiglio competente, anche verbalmente, entro un termine non inferiore a 15 giorni le proprie osservazioni. Il consiglio dell’ordine presso cui è iscritta la società procede, nel rispetto del principio del contraddittorio, alla cancellazione della stessa dall’albo qualora, venuto meno uno dei requisiti previsti dalla legge, la società non abbia provveduto alla regolarizzazione nel termine perentorio di tre mesi.

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